Onestamente, Mara Carfagna non ci è mai stata particolarmente simpatica. Intendiamoci: è una personcina di sfolgorante presenza, con grande self control (grandissimo) e incredibile autodeterminazione. E non è affatto stupida. Ma, secondo noi, questo non basta per fare il deputato, e tantopiù per fare il ministro della Repubblica (poi siamo incappati in Cosimo Mele e Marianna Madia, ma questo è un altro discorso...). Proprio in virtù di questo ragionamento, quella che l’altro giorno a Palazzo Chigi, fustigava la tv trash e il Grande Fratello; che presentava uno spot delle Pari Opportunità e riconosceva -baciata dalla militantissima Paola Concia- i diritti basilari dei gay contro l’omofobia; che riceveva applausi dalla mezza dozzina di transessuali invitati in quelle austere stanze (i trans, seppur illustri, alla Presidenza del Consiglio mancavano...), Luxuria compreso; insomma, quella lì, non ci sembrava affatto Mara Carfagna. Forse era un clone.

La Carfagna d’un tempo non avrebbe mai affermato: « i media spesso tentano di enfatizzare le differenze utilizzando gli stereotipi per fare audience. E questo accade in molti reality show...». Il che significa: Gabriele Belli magazziniere del Grande Fratello nonchè trans confesso nel confessionale, è soltanto un sottoprodotto della pruderie nazionale, una macchina d’ascolti per quel Barnum catodico che Aldo Grasso attesta inevitabilmente al “Paese delle fasce intermedie”. Ed ecco l’altra stranezza: Mara Carfagna che prima si esprime contro Mediaset e poi, in assolo, contro l’abuso del corpo del trans. Roba che spiazza a sinistra perfino Gad Lerner su La7, il quale si era fermato solo al “Corpo delle donne” e da lì non aveva schiodato lo share. Mara Carfagna va oltre. Uno ridice: questa qui non è la vera Carfagna. La Carfagna aveva detto «i gay sono costituzionalmente sterili» (che in fondo è vero); aveva stigmatizzato l’inutilità politica quote rosa (che in fondo non è del tutto falso); e s’era beccata della “sfascia famiglie” dalla stessa Vlady Luxuria durante il caso Veronica.
Per inciso la stessa Luxuria ora l’applaude assieme a Rosy Bindi; e qui bisogna chiedersi da si ha sbagliato. D’accordo: a Palazzo Chigi il ministro -pur sempre delle Pari Opportunità- presentava uno spot molto originale e un po’ paraculo -“Nella vita certe differenze non contano”- sul fatto che in pericolo di vita, i tuoi gusti sessuali sono secondari. D’accordo: se fai il ministro e non compari forsennatamente in tivvù come Tabacci e Gasparri mess’insieme, quelle poche volte che appari in pubblico devi evitare la gaffe come le tasse. Epperò, insomma, il pensiero nostro corre alla Mara Carfagna gaffeuse dell’ insediamento ministeriale, una tipa che, occorre ricordare, veniva dal maschilistissimo e plastificato mondo dei palinsesti, e che ora -per ironia del destino- proprio quel mondo medesimo si prende l'incarico di smantellare.
E dunque qui non ci infileremo nel tunnel al neon dei trans della tv: da Maurizia Paradiso ad Eva Robin’s, la più intelligente: sono una truppa che scorrazza come una mandria di bufali tra Rai, Mediaset e La7. Per non dire delle tv private dove ricompare la medium con la voce da rugbysta Nicoletta Paciaroni. Costoro sono opinionisti improvvisati ognuno con in tasca la sua mezza verità: sono spettri da fragile fantasia autorale che in giornate di scandali marrazziani hanno colorato il piccolo schermo neanche fossimo sul set di “Priscilla la regina del deserto”. Ora, nonostante spesso non ne condividiamo le opinioni, la Carfagna una ragione ce l’ha, a condannare questa tv/betoniera mediatica che in nome della libertà sessuale ci si rovescia dal video in salotto. Certo, poi c’è quell’altro vecchio discorso di non esagerare neanche a confondere l’anomalo col normale, il trans col tran tran; e a non concedersi alla dittatura delle minoranze, Luxuria permettendo, ovvio…
Francesco Specchia
