"Uno dei miei suoi sogni è lavorare con Fiorello, con lui farei tutto", spiega, "non avrei nessuna difficoltà". a parlare è Andrea Camilleri che si confessa in occasione della presentazione dello spettacolo Festa di famiglia che debutterà al Teatro India di Roma dal 5 ottobre. "Capitai una volta nel suo studio mentre mi stava imitando mi passo' il microfono e continuai io a parlare e nessuno degli ascoltatori se ne accorse", aggiunge.

"Se potessi ci sarebbero molte cose che proporrei - sottolinea - C'è ad esempio un settore totalmente inesplorato ed è il settore del teatro arabo che ha due aspetti, uno molto colto e l'altro è un teatro molto popolare che somiglia molto alla nostra sceneggiata napoletana. Nel teatro colto invece ci sono dei testi splendidi. Il teatro deve servire anche a questo: a farci conoscere tra di noi". Parlando del ruolo del teatro, Camilleri non si sottrae a riflessioni sulla lingua della cultura. Con il suo Montalbano, lo scrittore ha d'altronde dato nuova vita letteraria al dialetto. Una scelta che sembra avvicinarsi molto alla proposta della Lega, che vorrebbe dare riconoscimento ufficiale ai dialetti. "Il mio - precisa - è un dialetto reinventato e riscritto. La proposta di far rinascere i dialetti è positiva, quella di imporli invece no. I dialetti servono come linfa vitale della lingua italiana".
A Camilleri non piace neanche sentir tornare a parlare di censure. Nel '54 lo scrittore vinse in Rai un concorso per dirigenti, ma afferma di non essere stato assunto perché comunista. Un'esperienza che Camilleri non dimentica. Anzi pensa che "si sta ripetendo". "Le censure per le persone che esprimono certe idee - aggiunge - in televisione ci sono continuamente. E lo ritengo molto triste. Io sono stato per anni convinto del mio comunismo", continua, "poi mi sono convinto della necessità della democrazia, ma una volta che me ne sono convinto ne conosco il valore e pretendo che sia rispettata da tutti. Pretendo che ognuno pensi: io non condivido le tue idee ma mi battero' fino alla morte perché tu possa esprimerle".
