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5/3/2006

IL PAGELLONE DI SANREMO

dal nostro inviato Domenico Catagnano

Giorgio Panariello - Parte male, si riprende, ma non è un animale da Ariston. Come comico riesce meglio quando interpreta i suoi personaggi, presentare non è il suo mestiere. A Sanremo voleva fare il centrocampista, ma si è adattato al ruolo di portiere per respingere le critiche. Che torni a fare quello che sa fare meglio, il voto è 5

Victoria Cabello - Si salva dalla falsa partenza della prima serata, ma, mentre tutto migliora, lei cala alla distanza. Le ridimensionano il ruolo, le battute che le scrivono rimangono mediocri, da iena diventa un gattino docile e buono buono. Ma non doveva fare da guastafeste? Voto 6,5, di stima

Ilary Blasi - Del suo Festival si ricorderanno la tetta galeotta e l'aver fatto arrivare Totti per amore (così la Rai non ha speso un euro). Nessun  picco, nè verso l'alto, nè verso il basso: ha svolto il suo compitino, è da 6

Povia -  L'Harry Potter del Festival, il bambino che continua a fare oh ma anche il piccione che fa fru. E fa centro, il voto da casa lo premia alla grande. Ci sta prendendo tutti in giro o è davvero un talento? Nel dubbio non ci sbilanciamo, e diamo un 6.5.

I Nomadi - Coerenti, lineari, musicalmente e liricamente in continuità con la loro storia. Oltre quarant'anni di carriera e non sentirli. Una partecipazione da 6.5

Anna Tatangelo - E' giovane, ha ancora tempo per maturare e per esplorare nuovi sentieri della musica. La sogniamo in duetto con Courtney Love. Mezzo punto in più perché la minigonna dell'ultima serata ha svegliato dal torpore: 4.5

Dolcenera - Ma sì, la vita è straordinaria, Sanremo è straordinario, l'Ariston è straordinario, la sua canzone invece no, anche se si è sentito di peggio. Ma si scrolli di dosso quell'aria da miracolata che sembra tanto costruita. E' da 6

Michele Zarrillo -
Non ce la sentiamo di infierire. Ha un suo pubblico, che si aspetta quello che lui ha presentato sul palco. Però, poffarbacco, è davvero moscio!. Tiziano Ferro ha provato a dargli la scossa. Onestamente, non più di 5.

Luca Dirisio - Come invecchiare vent'anni in una settimana. Idolo delle teen-agers, presenta al Festival una canzone per conquistare mamme e nonne. E non è neanche detto che ci sia riuscito. E' da 4

Mario Venuti
- E poi dicono che il Festival si deve rinnovare. Ma se uno come il cantante siciliano porta un pezzo di classe, raffinato, ispirandosi a Luigi Tenco e agli Smiths, interpretato con sentimento, e poi lo fanno fuori, come si rinnova questo Festival? Voto 8

Ivana Spagna - Scusate la ripetizione ma... e poi dicono che il Festival si deve rinnovare. La cantante veneta risulta soporifera, la canzone è oltre il limite della sanremesità. E neanche le giurie l'aiutano. Voto 4

Gianluca Grignani - Di vascorossite già un po soffriva, ma la sindrome è in stato di avanzamento. Eppure la sua canzone non era brutta, un bel rock in crescendo che non meritava di uscire subito. Voto 6.5

Gigi Finizio e i Ragazzi di Scampia - Qui la musica c'entra poco, perché si tratta di un progetto di vita importante, per dare luce nuova a uno dei quartieri più difficili di Napoli. La media tra il valore artistico della canzone e quello dell'iniziativa è 7.

Nicky Nicolai - Ammette di avere presentato un pezzo più ruffiano per la platea del Festival, ma il meglio lo dà quando torna alle origini jazz duettando con Stefanno Di Battista e Giovanni Allevi. La performance con loro è da 8, senza quella non va oltre il 6.

Noa, Carlo Fava & Solis String Quartet - La voce più bella del Festival, premiata dalla critica, un ottimo accompagnamento e un esordio inaspettato all'Ariston per Carlo Fava. Classe, molta classe. Da 7.5, mezzo punto in meno perché lui ricorda troppo De Andrè.

Ron - Un altro bel progetto di beneficenza che va oltre la musica. Il cantante conferma la sua classe, la melodia di "L'uomo delle stelle" impreziosita dall'arpa è davvero godibile. E' da 7.

Sugarfree - La cosa più bella rimane il loro duetto con il cabarettista "catartico" Flavio Oreglio, sicuramente il più originale tra quelli presentati. Non graffiano, un po' troppo considerarli dei big quando ancora hanno molta strada da fare. Un 6 d'incoraggiamento.

Simona Bencini - La sua voce soul ha il freno tirato, deve cambiare paroliere, ma potenzialmente anche da solista può prendersi delle soddisfazione. A Sanremo non va oltre il 5,5.

Alex Britti - "Datemi una chitarra che vi solleverò il mondo", sembra dire. Peccato che ha anche una voce. Musicista d'eccellenza, interprete di seconda fascia. Il suo mix blues-rock-swing non va oltre il 6.5.

Zero Assoluto - Hanno scoperto l'acqua... fresca. Nel senso che il loro poppettino va giù tranquillo e piace alle radio. E il tu-tu-ru-tu-ru-tu-tu è già canticchiato. Facciamo finta che sia Natale e diamo un 6.5.

Anna Oxa - I misteri sulla sua immagine, il fastidioso top secret sull'esibizione, il brano troppo lungo... ce l'ha messa tutta per far parlare di sè, ma ha stufato, e le giurie l'hanno fatta fuori. Per questo sarebbe da 4. Sulla sua sibizione all'Ariston... beh, dobbiamo ancora capire che ha fatto, se è un cult o una bufala. Magari tra qualche anno sarà rivalutata come i film di Pierino

I giovani - Penalizzati, penalizzatissimi, dall'orario delle esibizioni. Panariello ha detto in tutte le salse che il suo Festival credeva in loro, poi veniva puntualmente smentito dalle... lancette dell'orologio. In generale il livello medio è stato sufficiente. Il vincitore Riccardo Maffoni, il viso più imperturbabile del Festival, ha puntato sulla melodia di qualità, è da 6.5. L'altro finalista Simone Cristicchi è sembrato una fotocopia di se stesso, ma si cerca ancora l'originale, è da 5. Le migliori cose le ha fatte sentire Ivan Segreto, talento jazz con venature brasiliane, fatto fuori indegnamente, che è da 7.5. Menzione anche per gli Ameba4, i DeasonikaL'Aura ed Helena Hellwig.


 

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