E’ un dovere morale difendere Goria
Telebestiario di Francesco Specchia
E’ un sudario di mestizia e d’irritazione, quello che avvolge la vicenda Amedeo Goria- Michela Morellato, ovvero la storiella delle (presunte) molestie di un giornalista noto per le sue virili comparsate sui rotocalchi e di una signorina nullafacente che su quei rotocalchi ci voleva finire a tutti i costi. Riassumiamo per chi non ha seguito la soap. Si potrebbe intitolare “Merolone 2, la vendetta”, senza però il giro di squillo che rendeva hollywoodiano il caso Merola.
Orbene, perdonate la lunghezza. Una diciannovenne dalla chioma leonina e dal “fisico esuberante” (ossia le tette grosse, mostrate via Internet allegre e ballonzolanti come in un film di Russ Meyer, tanto per capire il tipo…), vedendo che in tv ci vanno cani e porci ritiene di avere le carte per entrare nel novero (non si sa se nel ruolo di cane o di porc).
La nostra Serena Grandi dei poveri contatta Amedeo Goria,- tombeur de femme in convulsa attività sin da quando facevamo le medie e ne è passato di tempo- che ne intuisce, al volo, il talento. Vanno a cena. Quello ci prova. Lei, pare, che non ci stia. Lui un po’ s’incazza perché ogni lasciata è persa e –soprattutto- farsi il viaggione fino a Vicenza e beccarsi un due di picche, oltre al conto dell’autostrada e a quello del ristorante è seccante.
Lui, a lume di candela, di notte, stappato un Tocai, in quell’ ambiente placido vischioso e piccoloborghese che piaceva a Pietro Germi le avrebbe detto: “Ti voglio prima vedere , ti devo costruire, le brave ragazze che vogliono andare in tv non vanno in giro al bar, devi sfruttare le tue abbondanze, se mi diverto con te ti aiuto…”. Lei, “col cuore in tumulto” invece di mostrare le tette in segno di rispetto, come di solito fa su Internet e come fanno tutte le ragazze di buona famiglia che tutti vorremmo avere come figlie, capisce “che il prezzo da pagare a poco a che vedere col talento artistico”. Un genio.
E, per vendicarsi, organizza un trappolone al giornalista con camerina nascosta delle “Iene”. La bischerata va in onda su Italiauno, l’identità di Goria è nascosta, ma viene scoperta subito dai cronisti del “Giornale di Vicenza”. E il giornalista tombeur denuncia un complotto; e, in attesa di chiarimenti, si autosospende dal video dando per scontato che qualcuno si fosse accorto che in video ci stava. Ora, il sudario di tristezza cala su questa roba che sembra recitata da Lino Banfi in una commedia erotica degli anni 70. Non è una questione morale, tutt’altro. La morale è ciò che in determinato momento piace alla maggioranza e l’immoralità quello che non le piace. Figurarsi, con la nostra tempistica noi saremmo immorali perpetui.
No. E’ solo una questione di buon gusto. Buon gusto che non manca solo a Goria. Il quale, sì, ci fa la figura ignobile del “rattuso” (del’”maniacalmente predisposto al sesso”, in siciliano; anche se –diomio- voglio vedere un solo giornalista, o alto dirigente, o politico, o professionista, o essere maschile tout court che non abbia un’impennata di testosterone davanti a un ben di Dio simile che lentamente s’avanza come un’idrovora, o una di quelle generose professioniste che scaldavano le truppe in guerra .
Vorrei vedere Luca Bizzarri, conduttore delle Iene, che di sottane vanta discreta competenza. Vorrei vedere l’onesto Pellizzari, autore dello scoop che ha poco d’onesto, salvo forse una legittima richiesta d’audience. Il fatto è –e nessuno lo dice- che il buon gusto manca, ormai, anche alle Iene, ormai ossessionate dall’ansia dello scoop. Le Iene sono diventate una modalità, lo dice anche Aldo Grasso.
E il modulo del trappolone sessuale ormai è trito come un discorso di Marzullo. L’abbiamo capito, care Iene, che c’è un sistema fragile, basato su un mercimonio schifoso di sesso e potere. Non ci vuole un genio (infatti la tettona di Vicenza c’è arrivata subito…) per scoprire che l’uomo usa il potere per il sesso e la donna il sesso per il potere.
Potremmo citare, nel nostro settore, stagiste entrate nell’ufficio di editori ed uscite direttrici promosse sul campo; o collaboratrici molto aperte d’approccio, assunte al posto di ragazzi bravissimi, volenterosi e onesti che si smazzano, in coda da una vita. Se non rischiassimo la querela potremmo parlarvi di agenti di spettacolo col vezzo del papponismo che, in cambio di comparsate in tv forniscono donne e cocaina in quantità da impanarci le cotolette; di soubrette ricomparse in tv per riqualificazione anatomica; di superbe mignotte fornite di attitudine politica.
Ma a che servirebbe? E’un mercato putrido, ma se c’è la domanda c’è l’offerta. E se uno, in questa sozzura, è tanto bischero da scivolarci dentro, bè, non è un buon motivo per infierire, per devastargli la carriera. Riuscirà benissimo a farlo da solo…
Francesco Specchia
