5/1/2008

"I bambini salvezza del calcio"

Pulici:"Sono ombra che fa troppa paura"

E' stato il bomber del Torino anni '70-'80, ora insegna il calcio gratuitamente ai bambini: "Il mio stipendio è una stretta di mano - ha detto Paolo Pulici ad Avvenire - Con loro si lavora sull'euforia e la loro purezza. Sono la salvezza del calcio". Il mondo del pallone attuale non gli piace: "Lo stadio non è sicuro e non mi diverto. Moggi? Condizionava già 25 anni fa". Tornare al Toro? "Sono un'ombra che fa troppa paura".

"E' tondo un ciclone Pulici, è un tir di generosità, non lo puoi rallentare. Gli puoi solo sparare, ma neanche il piombo lo fermerà...". Sono i versi catartici del brano il 'Ciclone' che il comico e interista Flavio Oreglio ha voluto dedicare alla grande anima del Toro anni ’70-’80, il 57enne Paolino Pulici. Una razza in estinzione, quella dell’unico bomber italiano che per tre volte (solo Platini c’è riuscito) ha vinto la classifica dei cannonieri della serie A.
Da quando ha smesso di andare a rete, si dedica solo ai più piccoli, alla nipote Valentina che ha la stessa età dei suoi 50 «leoncini» classe 2000, 2001 e 2002, della scuola calcio del Tritium, ai quali gratuitamente, "il mio stipendio è una stretta di mano", insegna che quello del pallone è "prima di tutto un gioco e più giochi più impari, più cresci", racconta a Massimiliano Castellani.

E' uno dei comandamenti del decalogo dell’eterno “Puliciclone” di breriana memoria?
"Sì, ma l’articolo 1 per me recita: rispetto per gli avversari e per i propri compagni. Vanno educati da subito che i risultati si ottengono con la collaborazione e l’apporto di tutta la squadra".

Non le manca il clima del calcio professionistico?
"Neanche un po’. Con i bambini si lavora sull’euforia e sulla loro purezza. Io gli insegno l’abc del calcio e da loro ho imparato il valore della sincerità, che credo sia introvabile nel professionismo".

Eppure fin da piccoli vengono avviati al credo del successo ad ogni costo e che in campo come nella vita a vincere è sempre il più furbo.
"Con me non attacca. Al simulatore che mi cade apposta per tre volte in area e alla quarta lo atterrano sul serio, non concedo il rigore, perché voglio che impari a rispettare le regole. Deve capire che si può vincere anche senza ingannare l’arbitro. Questi sono i principi fondamentali della convivenza civile prima che le norme valide su un campo di pallone".

E' questa la nuova cultura sportiva?
"Io parto dalla storia, dagli aneddoti e dai personaggi che sono stati degli educatori prima ancora che degli allenatori. Così gli parlo di Nereo Rocco che giustamente diceva: “Il calcio è solo enormi tentativi di andare in gol, tutto il resto è monade". Come è vero".

Chi è stato il suo primo educatore?
"Oberdan Usseglio, mi aveva insegnato a non superare la linea di centrocampo e a lavorare per la squadra prima che per me stesso. È grazie a quella lezione se poi sono diventato Puliciclone".

E una guida fuori dal campo?
"Un prete. Padre Paolo, era il fratello di mia madre. È stato lui a convincere i miei genitori a lasciarmi provare con il calcio e a fare in modo che diventasse una professione".

Come cambiano i tempi, all’epoca bisognava avere il permesso dalla famiglia solo per sognare di diventare un giocatore
"Già, invece oggi vedo sempre più genitori che guardano ai figli come merce: dentro agli occhi hanno delle slot machine con i dollari al posto delle pupille. Non capiscono che inculcando la mentalità del calcio come fonte di guadagno sono loro i primi a rovinare questi ragazzi".

Cosa fa per combattere questa mentalità diffusa e distorta?
"Io a un bambino dico: vieni a giocare e ti farò diventare un ometto. Poi sarai tu a scegliere la tua strada, consapevole che se diventerai un vero uomo sarai anche un campione in ogni attività che sceglierai di intraprendere".

Per i genitori e per tanti di questi ragazzi lei è un mito. Ma chi è stato l’idolo di Pulici?
"Gigi Riva, un esempio di coerenza e generosità. Ha avuto il coraggio di rinunciare ai tanti milioni che gli offriva la Juventus per restare fedele al Cagliari. Un gesto clamoroso allora, assurdo per questo calcio di adesso dove ci si svende per quattro denari".

Chi può essere ancora un calciatore-modello per le nuove generazioni?
"Del Piero uno che da quindici anni è al servizio della Juventus e non viceversa. Glie ne dicono e fanno di tutti i colori e lui è sempre lì, pronto a dare il meglio di sé in campo e soprattutto fuori".

Un grande complimento visto che arriva da una bandiera granata
"Uno dei miei migliori amici è sempre stato uno juventino, Antonello Cuccureddu: nei derby mi martellava, ma poi si andava a cena insieme e dividevamo la camera nei ritiri con la Nazionale. Ho sempre avuto il massimo rispetto per lo stile Juventus".

Ma cos’era questo famoso stile?
"L’incarnazione in campo era rappresentata da Gaetano Scirea. In un derby involontariamente mi ruppe il naso, il giorno dopo fu il primo a presentarsi all’ospedale per sincerarsi che stessi bene. Quello stile lo ritrovo ancora solo quando incontro Giampiero Boniperti".

Come mai il Torino di Cairo non si avvale della sua collaborazione?
"Sono un’ombra che fa troppa paura... Mentre nel mondo del calcio tutto è cambiato e in peggio, io sono rimasto sempre quello che i tifosi del Toro hanno conosciuto e amato trent’anni fa, e con quel mondo non ho più nulla a che spartire".

È vero che è tornato allo stadio solo per il centenario del Toro?
"E' stata l’ultima volta. Allo stadio non vado più e ho smesso di portarci anche i miei ragazzi perché non è un luogo sicuro e poi non mi diverto molto a vedere certe partite. Dicono che ora si gioca un calcio più veloce e spettacolare, ma sono tutte balle inventate dai venditori di fumo della tv".

Molti suoi colleghi si sono riciclati come commentatori televisivi.
"Io alla tv ho detto addio tanto tempo fa. Prima di una finale di Coppa dei Campioni del Milan mi fanno: “le raccomandiamo Pulici di non parlare male di Baresi”. Ho preso e me ne sono andato. Sono per l’obiettività e nessuno mi può condizionare".

Dicono che Luciano Moggi condizionasse l’intero calcio italiano...
"Moggi condizionava già molto 25 anni fa. Mi tagliò dal Toro e ha spazzato via tutti quei giocatori con i quali non ci poteva guadagnare sopra. Moggi per ora è fuori, ma tutti quelli che lavoravano per e con lui, mi pare che siano ancora tutti dentro al sistema".

Stop con gli incubi, il suo sogno per il futuro.
"Vedere qualcuno di questi ragazzini che un giorno torna per ringraziarmi e raccontarmi che ce l’ha fatta. A questo mondo chi conserva il senso della riconoscenza può considerarsi un fuoriclasse".