E dopo le maglie, le scarpe, gli stadi e quant'altro, gli sponsor scelgono la carta d'identità per occupare anche l'ultimo spazio rimasto 'vergine'. E' successo nel rugby, sport che sembrava immune o quasi dalle considerazioni economiche: Epi Taione, 28enne della nazionale di Tonga, ha cambiato il suo nome in Paddy Power, agenzia di scommesse irlandese e partner della squadra isolana. L'ultima frontiera del marketing.
Un'innovazione, un po' inquietante per i nostalgici dello sport 'vergine', ma al passo con i tempi e con la sempre maggior richiesta di 'griffe' in un mondo alla costante ricerca di foraggio monetario. Dopo magliette, calzoncini, calzettoni e quant'altro, lo sponsor ha chiesto l'identità e, da bravo nazionalista al servizio della patria, Epi Taione si è piegato docilmente a un'idea che sembrava balzana. Il giocatore di rugby della Nazionale di Tonga, 28 anni e una fama (anche se non esattamente lusinghiera) nel mondo della palla ovale, si è recato all'anagrafe ed ha mutato il suo nome in 'Paddy Power', quello dell'agenzia irlandese di scommesse che finanzia l'avventura iridata della selezione isolana. "E' un'idea bella e buffa - commenta l'interessato -, ma mi ha fatto piacere dare una mano alla squadra quando me l'hanno chiesto. Speriamo che un po' della fortuna dell'Irlanda ci resti attaccata...".
Taione è uno dei punti di forza della Nazionale di Tonga e, fino a qualche tempo fa, aveva la nomea del campionissimo del rugby. Poi, tante sciocchezze, tra cui quel morso a un avversario che gli costò l'epurazione dal Newcastle e dll'Inghilterra. Una rinascita in Giappone, una reputazione in parte ricostruita e una nuova vita sportiva. Ora la fama potrebbe arrivare anche grazie a questa scelta alternativa, quella di aprire anche la carta d'identità alle esigenze di un partner commerciale. Il 'Paddy Power' originale sorride, godendosi il momento e la popolarità che questa operazione gli sta regalando, guardando con un sospiro ai campi francesi e al Mondiale alle porte. "Non sono mai stato abbastanza bravo per giocare in una Coppa del Mondo - spiega con un sorriso -. Questo è l'unico modo per arrivarci almeno vicino". Una sorta di 'furto' d'identità, anche se il derubato è consenziente e ben ripagato.