"Senza di me niente boxe in Italia"
La Bianchini si confessa a Tgcom
Stefania Bianchini, campionessa mondiale di pugilato e kickboxing, difenderà a Montecarlo il titolo dei pesi mosca contro Zhang Xi Yan. Ma l'azzurra non vuole essere identificata come la Million Dollar Baby italiana: "Quella storia - spiega a Tgcom - fa sembrare il nostro mondo una battaglia senza regole. Chi combatte sul ring fa la fame o quasi. Senza di me non ci sarebbe stato il pugilato femminile in Italia".
Lunedì, al Foro Italico, di campioni olimpici e del mondo ce n’erano davvero tanti. Quelli del calcio, Bettini, Montano, la neo-stellina Vanessa Ferrari, tutti insigniti del prestigioso “collare d’Oro”. Solo una, tra loro, si è potuta presentare davanti a Prodi con lo status di doppia campionessa iridata in due diverse discipline sportive: “Sì, perché oltre che nel pugilato, sono mondiale anche di kickboxing. Avevo iniziato con quello, ho vinto il titolo e poi non ho saputo più nulla, non sono state organizzate difese, quindi sono tuttora in carica “. Si chiama Stefania Bianchini, non è ancora una star, ma lo potrebbe diventare non appena la boxe femminile comincerà a uscire da una periferia mediatica fatta più che altro di curiosità (“Ma lo spirito non è quello di venire a vedere la lotta nel fango”, precisa subito Stefania), qualche polemica e un po’ di romanzato dopo il successo planetario e gli Oscar di “Million Dollar Baby”. Hillary Swank e Clint Eastwood, però, non saranno a bordo ring sabato prossimo, a Montecarlo, quando Stefania difenderà il titolo mondiale dei pesi mosca dai pungenti guantoni della cinese Zhang Xi Yan.
Allora, possiamo presentarti come la “million dollar baby” italiana?”A me il film non è piaciuto, anche se sicuramente è servito a fare parlare del nostro movimento e a creare interesse: bisogna ammettere che dopo la sua uscita sono aumentate le riunioni e c’è stata più attenzione da parte dei media. Ma la storia fa sembrare il pugilato femminile come una lotta senza quartiere, una battaglia senza regole”. Non c’è proprio nulla del vero mondo della boxe rosa? “Sì, qualcosa c’è. Nella parte della cattiva è intepretata da Lucia Rijker, una grande campionessa olandese che è uno dei miei modelli sul ring e fuori, ha girato altri film e in Olanda è un vero personaggio”. Quindi esistono paesi in cui la boxeur è in prima pagina
”In Germania le principali atlete prendono 30mila euro a combattimento. Ma sono eccezioni più che regole, i pugili oggi fanno la fame o quasi, da noi è impossibile vivere solo di boxe” Altro che “million dollar baby”, allora... “La mia borsa è molto ma molto inferiore…. Io svolgo l’attività di personal trainer, lavoro molto con i professionisti. Gente che sta in giro 10, 12 ore per lavoro e che ha bisogno di qualcuno che li stimoli, che li mantenga nelle condizioni psicofisiche giuste per reggere il ritmo”. Eppure, nonostante prospettive non certamente lastricate d’oro, hai aperto la via del pugilato femminile in Italia “Ho dovuto aspettare molto, fino al 2001 ho combattuto con licenza tedesca. Penso di poter dire che senza di me non ci sarebbe stato il pugilato femminile in Italia, ora ci sono sei, sette professioniste e un buon movimento dilettantistico”. E la Federazione? "La federazione è molto più presente con i pugili dilettanti che con i professionisti. Però alla consegna dei “Collari d’oro” era presente”. Prima campionessa del mondo europea: mica male per una che ha dovuto più o meno fare tutto da sola… “Nel 2003, quando arrivai al titolo europeo, pensavo fosse già il massimo, poi nell’agosto 2005 giunse invece la chance mondiale, la sfida per il titolo WBC. La mia avversaria era l’inglese Kathy Brown, chi vinceva sarebbe stata la prima europea di sempre a vincere la cintura. Ce l’ho fatta e a tutt’oggi sono ancora l’unica del continente a essere in cima al mondo”. Qual è la tua principale qualità come pugile? “Per la mia statura devo forzatamente privilegiare la tecnica. Tutte le difese mondiali, infatti, le ho sempre vinte ai punti”. Un modello maschile a cui ispirarsi?
”Senz’altro Oscar De La Hoya. Grande campione, ma anche grande personaggio, che ha saputo dare una bella immagine di sé e del pugilato”. Le donne riescono a essere spietate come gli uomini? Hai mai avuto anche un semplice brivido vedendo la tua avversaria dolorante o sanguinante? “No, mai. E’ il ring, vale anche per noi. Mai pensato cose del tipo “oddio, le ho fatto male”. Il sangue non mi fa nessuna impressione”. Le femministe si esalteranno pensando che c’è una donna che può farsi valere anche con le mani, magari quando il marito esagera… “Contrariamente a quanto si può pensare, per le femministe non siamo delle “eroine”. Perché nel loro modo di pensare, la donna deve essere anche vittima e recriminare contro le angherie dell’uomo. Una che comunque fa una cosa legata nell’immaginario al mondo maschile non è certo il loro simbolo. Per quanto riguarda la mia vita sentimentale, sono sposata con un mio “fan”. Nel senso che partecipa direttamente alla mia attività, collabora, si occupa delle piccole cose legate ai miei match. Se vuole il mio ritiro? Al contrario, quando smetterò sarà disperato”. E se ti fa arrabbiare? “No, non ho mai la tentazione di picchiarlo…”
Andrea Saronni


