"Bob giamaicano?A Torino arrivo io"
Ecco Kwame, il ghanese dello sci
Torino 2006 avrà un protagonista particolare. Kwame Nkrumah-Acheampong viene dal Ghana e sarà l'unico rappresentante del suo paese a partecipare ai Giochi: "Fino a qualche anno fa non avevo mai visto la neve - ha detto il ghanese, che si allena in Trentino, a TgCom - poi ho iniziato su una collina artificiale, e ora sogno Torino. Per affinare la mia tecnica ho studiato Tomba. I giamaicani del bob? Sì, mi ispiro anche a loro".

Il suo nome è Kwame Nkrumah-Acheampong, e rischia di diventare uno degli atleti più seguiti ai prossimi Giochi di Torino. Non certo perchè è tra i favoriti per vincere una medaglia: ma perchè sarà l'unico sportivo del suo paese di origine, il Ghana, a partecipare alle Olimpiadi. Il 30enne Nkrumah-Acheampong, fino a poco fa, aveva visto la neve soltanto in televisione. Poi però si è trasferito in Inghilterra, dove ha iniziato a lavorare come inserviente in un centro dove si praticava sci indoor. E ora è stato "adottato" dalla Val di Fiemme, dove risiede e si allena per i Giochi.
"In Inghilterra, a Milton Keynes, ho iniziato a prendere lezioni, che per noi dello staff erano gratuite - dice Nkrumah-Acheampong - di giorno in giorno miglioravo, e i migliori sciatori che si allenavano con me mi dicevano che secondo loro avevo la possibilità di diventare uno sciatore professionista, di partecipare alle gare. Allora ho deciso di lasciare il lavoro e, con l'aiuto di qualche sponsor, iniziare ad allenarmi a tempo pieno per partecipare alle Olimpiadi. Ho fondato io stesso la 'Ghana Ski Association', cercando di coinvolgere altri miei connazionali nello sci. Spero che, se riuscirò a partecipare alle Olimpiadi, farò da traino per i miei connazionali, e convincerò qualcuno a praticare uno sport che non sia calcio, boxe o atletica".
E fino a poco fa, la neve non l'aveva mai vista...
"Fino a poco tempo fa, solo in televisione. Nel 2000, quando mi sono trasferito in Inghilterra, nevicava, ma fino allo scorso dicembre, quando sono andato ad allenarmi in Val d'Isere, non avevo mai sciato su un vero pendio innevato, solo su neve artificiale e indoor".
Come mai ha scelto l'Italia per allenarsi?
"Qui in Val di Fiemme ho trovato grande ospitalità, grazie anche ai miei sponsor che mi permettono di allenarmi a tempo pieno. E il fatto di potermi preparare nello stesso paese dove si svolgeranno i Giochi per me è molto importante".
Quanto le manca per qualificarsi per i Giochi?
"Secondo le regole Fis, sono partito con un punteggio di 1000 punti, che si abbassa a seconda dei risultati che ottengo. Per poter gareggiare a Torino dovrò arrivare almeno a 140 per metà gennaio, quando scadrà il limite. Sono a buon punto, adesso sono a 255 in slalom gigante: ho fatto diverse gare in Francia, a Meribel, poi sono stato in Sudamerica e adesso qui in Trentino. Conto di farcela senza troppi problemi. Per adesso mi concentro solo sul gigante e qualche volta sul Super-G, anche se il mio allenatore Marco Pastore vorrebbe che facessi anche lo slalom. In futuro vedremo: mi piacerebbe anche provare qualche discesa libera, è la gara che preferisco guardare in televisione".

A Torino, pensa di festeggiare in maniera particolare la sua presenza? Indosserà qualcosa di particolare?
"Di sicuro alla cerimonia porterò la bandiera del mio paese, poi si vedrà. Sicuramente sì, i miei sponsor stanno pensando di disegnare qualche tuta particolare, credo che sarà un'uniforme ispirata agli indumenti tipici africani, anche se ancora non abbiamo deciso i particolari. In quel caso, di sicuro dovrò mettermi qualcosa sopra... altrimenti morirei di freddo... Ma per adesso penso solo ad allenarmi, per l'abbigliamento vedremo poi".
La sua avventura è molto seguita in Ghana?
"Sì, c'è molta gente che mi conosce e sa quello che sto provando a fare; anzi, direi che quasi tutti sanno chi sono. La gente mi segue in tv, dove spesso trasmettono servizi su di me".
La sua storia ricorda quella della squadra di bob della Giamaica, diventata in Italia anche protagonista di un noto spot pubblicitario? Si è ispirato a loro?
"In parte sì, ma non solo. Soprattutto sono ispirato dalla fede, da Dio, sono musulmano praticante. E poi c'è tanta gente che mi ha ispirato, tutti quelli che ho visto sciare ed avere successo".
Ma spera di avere lo stesso successo dal punto di vista commerciale?
"No, a me interessa solo lavorare per le Olimpiadi e convincere la gente del mio paese a sciare. Adesso in Ghana siamo solo in tre a praticare questo sport, io e due diciottenni, un ragazzo ed una ragazza. Io sento di avere in mano la chiave per aprire la porta dello sci ai miei connazionali, e spero tanto di riuscirci".
Come mai l'hanno soprannominata "Leopardo delle Nevi"?
"Lo ha scritto per la prima volta il primo giornalista che ha scritto un articolo su di me, a Milton Keynes, e mi è rimasto. Non penso che ci sia un motivo particolare... probabilmente quel giornalista ha solo pensato che in Africa ci sono i leopardi, e ha voluto chiamarmi così".

Ha già pensato a cosa farà dopo Torino?
"Dipenderà tutto dagli sponsor. Se continueranno a seguirmi, e quindi a permettermi di allenarmi senza lavorare, proseguirò la mia carriera: vorrei esserci anche ai Giochi del 2010. Ma se vedo che i soldi inizieranno a mancare, allora mi farò da parte e lascerò la strada ad altri miei connazionali, più giovani, che spero vorranno seguire la mia strada. Non faccio tutto questo per me stesso ma per lo sci e per il mio paese. Poi, è molto tempo che sono lontano dalla mia famiglia, e inizia a mancarmi...".
Crede che la sua avventura possa essere d'esempio in un paese che, come dimostrano i recenti avvenimenti negli stadi di calcio, deve ancora guarire dal problema razzismo?
"Credo che la mia esperienza aiuterà più di quanto si possa pensare. A differenza delle Olimpiadi estive, che sono davvero globali, i Giochi invernali in genere sono riservati solo a Europa e Nord America. Io aggiungerò un po' di colore alle Olimpiadi, tanto per dimostrare a tutti che in Africa non ci sono solo guerre ma anche buoni atleti".
Lei ha una particolarità: è nato lo stesso giorno di Alberto Tomba, il 19 dicembre. Cosa sa di lui?
"Ho scoperto questa analogia solo settimana scorsa, me l'hanno detto qui in Trentino. Conosco piuttosto bene il modo di sciare di Tomba: ho visto tante immagini di sue gare in tv, e mi ispiro un po' anche a lui, cerco di imitare i suoi movimenti sugli sci. Ma non sono bravo come lui... almeno per adesso...".
Matteo Gandini

