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Paolo Villaggio, ecco come si immaginava la sua morte

Si è spento a 84 anni lʼattore che ha prestato volto e anima a Fracchia e Fantozzi

"Entri per un controllo ed esci in una cassa di rovere. Io l'ho già prenotata" così si immaginava la sua fine Paolo Villaggio, steso su un letto d'ospedale, in un'intervista delle Iene di qualche anno fa. D'altronde le sue apparizioni pubbliche erano sempre un'occasione provocare e dare scandalo. Ogni intervista si traduceva in un combattimento verbale, ogni apparizione in una sorpresa anche per le fogge personalissime dei suo abiti.

L'amicizia con De Andrè - Nato a Genova nel 1932 trascorse un'infanzia povera, a causa dell'infuriare della Seconda Guerra Mondiale, e da bambino sfiorò la morte pe colpa di un obice scagliato per errore da una nave inglese contro il suo quartiere. Più spensierata invece l'adolescenza, tra svogliati studi in legge, incursioni nel cabaret e lunghe vacanze con gli amici, primo fra tutti Fabrizio De André che lo spinse anche a suonare e cantare.

I primi numeri di cabaret - Il suo esordio nel mondo della musica coincise con il testo della ballata "Re Carlo tornava dalla guerra", unico lavoro in coppia con De Andrè. Il suo battesimo sul palcoscenico avvenne con la compagnia goliardica Baistrocchi. Si esibì in esilaranti numeri da cabaret che gli servirono da modello per le sue maschere diventate poi celebri: il travet timido, l'imbonitore aggressivo, l'eterno sconfitto. Da qui alla notorietà il salto si rivelerà breve: sia grazie alle buone compagnie frequentate al "Derby" di Milano, sia per merito di Maurizio Costanzo che lo portò a Roma e lo fece debuttare a teatro e alla radio.

Paolo Villaggio, una vita di successi

La consacrazione in tv - Complice il desiderio di rinnovamento della tv di stato, Villaggio scalò in fretta i gradini della celebrità: "Quelli della domenica" (dove debuttarono il Professor Kranz e il nevrotico Fracchia), "Canzonissima", "Gran Varieta'" alla radio. Sono gli ultimi momenti degli anni '60 di Villaggio insieme ai buoni compagni di strada come Enrico Vaime, Cochi e Renato, Gianni Agus, Ric e Gian. Nel '68 debuttò al cinema con il misconosciuto "Eat it!".

La nascita di Fantozzi - Saranno gli anni '70 a far passare Villaggio alla storia: prima con l'invenzione letteraria del ragionier Ugo Fantozzi (un travolgente successo in libreria) e poi con la sua versione cinematografica che si concretizza nel 1974 per la regia di Luciano Salce e la produzione Rizzoli. Saranno alla fine 10 i capitoli della saga che porteranno il Ragioniere fino in Paradiso e oltre.

I grandi successi al cinema - Nel frattempo Villaggio è diventato un "nome" cinematografico alternando incursioni d'autore (con Monicelli per "Brancaleone alla crociate", con Gassman che ne fa la sua spalla preferita, con Pupi Avati all'esordio, e con Nanni Loy) e grandi successi di cassetta che si ripeteranno per tutto il decennio successivo, quasi sempre con la complicità di Salce, Sergio Corbucci, Neri Parenti.

Il difficile rapporto con la critica - La sua comicità mischia ironia surreale e satira reale in un costante passare da Cechov alle comiche del muto, dall'osservazione sociale al teatro dell'assurdo. Se ne accorgeranno tardivamente i critici, ma non saranno in ritardo Federico Fellini che gli dedicherà il suo ultimo film, "La voce della luna" in coppia con Benigni, Giorgio Strehler che lo porta a teatro con "L'avaro", Ermanno Olmi ("La leggenda del bosco vecchio" da Buzzati), Lina Wertmuller ("Io speriamo che me la cavo"), il veterano Monicelli ("Cari fottutissimi amici"), Gabriele Salvatores ("Denti"). Dimenticato dal cinema, Villaggio si rifugia nella pubblicistica, nel teatro e nella critica pubblica in cui mantiene sguardo acuto sulla società che cambia.

La sfera privata - E' stato un padre difficile per i suoi due figli e un marito affettuoso con la moglie Maura che per 60 anni ha diviso con lui la vita. Ma alla fine è stato soprattutto quel Fantozzi di cui il critico Paolo Mereghetti scriveva "Fantozzi, come la maggioranza dell'umanità, non ha talento. E lo sa. Non si batte né per vincere né per perdere ma per sopravvivere".

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