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Dario Fo, i testi che gli valsero il Nobel

Non solo attore ma anche e sopratutto scrittore di molte opere teatrali Fo ha da sempre utilizzato lʼironia e la satira per far riflettere la gente comune sui soprusi dei più forti

Dario Fo, i testi che gli valsero il Nobel

Dario Fo  aveva una speciale visione della vita: "E' una meravigliosa occasione fugace da acchiappare al volo tuffandosi dentro in allegra libertà". Ed è quello che lui ha fatto: un'intera esistenza passata tra gli amori della suavita ,Franca Rame e il teatro. Ispirandosi a Molière e alla Commedia italiana Dario Fo aveva creato un genere unico tra la commedia e la satira. Quell'uomo alto dal naso aguzzo e dalla voce incantatrice sapeva far rifletter ma soprattutto sapeva far ridere perchè come lui stesso disse: "Quando un bambino fa la prima risata è una festa".

Il commediografo aveva una visione meravigliosa della vita:" E' una meravigliosa occasione fugace da acchiappare al volo tuffandosi dentro in allegra libertà". Ed è quello che lui ha fatto: un'intera esistenza passata tra gli amori della suavita ,Franca Rame e il teatro.

Questa citazione da Mistero Buffo descrive alla perfezione quello che Dario Fo volle fare con il suo teatro creando opere basate su un semplice ma potentissimo messaggio dichiarato ne Il mondo secondo Fo: "In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta". Fo voleva "mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste", cioè far riflettere divertendo la gente comune.

Il suo risveglio delle coscienze era finalizzato al sapere: la gente doveva conoscere, imparare. Infatti lo stesso Fo disse: "La conoscenza ti fa dubitare. Soprattutto del potere. Di ogni potere". Ed è così che lui scrisse il Mistero Buffo per "raccontare proprio come il popolo sia stat derubato, defraudato da secoli della propria cultura, non solo il padrone se l'è fatta propria e l'ha camuffata e la impone di nuovo scorrettamente al popolo". 

L'opera che gli valse il premio Nobel per la letteratura nel 1997, incantò l'Italia da nord a sud. Dario Fo mescolò un tema tipicamente popolare, il giullare che come lui stesso spiegò: "Fin dal Mille girava piazze e paesi, facendo sotto forma di recitazione satirica delle vere e proprie accuse ai potenti". Il suo buffone che parlava tutti dialetti d'Italia "attingeva la rabbia, per poi ritrasmetterla mediata dal grottesco". 

Il suo amore per il teatro era secondo solo all'amore per una donna, Franca Rame, che aveva rivoluzionato la sua vita di uomo e di artista. Un rapporto unico che li ha tenuti insieme fino alla tragica scomparsa della Rame nel 2013 e che lui stesso volle salutare con queste parole.

Ed è così che anche lui ha lasciato i palchi del suo amato teatro.

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