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Elisa, fantasia al potere: "La musica non è questione di genere, contano le canzoni"

Esce "On" il nuovo album con cui la cantante è andata briglie sciolte: dal pop anni 80 al soul delle Ronettes passando per dubstep e melodia. Tutto tornando allʼinglese con una gran voglia di divertirsi

Esce venerdì 25 marzo "On", il nuovo album di Elisa con cui la cantante di Monfalcone torna al suo primo amore: la scrittura in inglese. In tutto 13 brani di cui solo gli ultimi 2 cantati in italiano, con una grande varietà di atmosfere, dal pop anni 80 alla dubstep al pop-rock. "Lo stile è qualcosa in cui mi sono sempre sentita stretta - dice a Tgcom24 -. Per me contano i brani e non la coerenza del genere, che è una barriera da abbattere".

Il primo amore non si scorda mai. E per Elisa il primo amore è l'inglese. Quello attraverso la scrittura in italiano è stato un cammino che negli ultimi anni l'ha portata lontano, ma, quasi che una volta scalata la montagna di un album interamente nella nostra lingua ("L'anima vola") la meta fosse stata raggiunta, ora fa dietrofront tornado alle proprie radici. Anche perché per realizzare un album come "On" l'inglese era vitale per almeno due motivi: per il tipo di canzoni che lo compongono (e la differenza balza all'occhio con le ultime due tracce, "Bruciare per te" e "Sorrido già") e per la naturalezza di approccio che un lavoro così libero da schemi richiedeva.

Il risultato è un album che all'inizio può spiazzare per la sua eterogeneità e distanza dalle tendenze del mercato ("Mi piace aspirare a contribuire a un passo in avanti piuttosto che a una stabilità di posizione, anche felice"). Con la sua voglia di mischiare tutto quello che si può, da una canzone stile Ronettes ("Love Me Forever", scritta quando aveva 14 anni) a echi di Sia ("Bad Habits"), all'Elisa più "classica" ("Catch The Light"), "On" è un viaggio gioioso con una grande attenzione ai suoni e agli arrangiamenti. "Da quando avevo 16 anni non è cambiato niente - spiega lei -. Il mio approccio è sempre uguale. Non importa quello che hai fatto in passato. Quando devi fare una cosa nuova la partita si azzera e ricominci da capo. Non è mai stato sufficiente sentirmi in una posizione diversa dalla precedente: devi dimostrare che quello che stai facendo ha un senso".

Se l'obiettivo era chiaro ("Volevo una cosa estroversa, tutta rivolta all'esterno"), il percorso attraverso il quale arrivarci è stato messo a fuoco strada facendo. "Avevo un sacco di demo - dice Elisa -, ho fatto molti provini e poi piano piano ho scelto le cose che mi muovevano di più, sia a livello emozionale che di impatto sonoro, al punto da testarle ballandoci sopra. Ero pronta a mettere in vista lati di me nuovi e anche a fare esperimenti anche sul fronte della scrittura. Anche se poi ho scoperto che alla fine la scrittura rimane, quasi fosse dna. Ma volevo “stretcharla” il più possibile".

Esperimenti che si avvertono anche nell'utilizzo della voce, che si piega alle necessità delle singole canzoni toccando sfumature e timbri persino inediti per lei. "Sono sempre stata scomoda in uno stile, per me i generi non sono rilevanti quanto le canzoni - sottolinea -. Non considero quello della continuità un problema. Io stessa, da ascoltatrice salto continuamente da un genere all'altro: passo da Antony a De Gregori a Diplo. Penso che questo sia il mondo ed è quello che voglio. È una rigidità che è stata bypassata" La dimostrazione è anche nell'inserimento di canzoni che potrebbero sembrare persino un corpo estraneo rispetto al resto. "Per stile la canzone con Emma e Giuliano, 'Sorrido già', in questo album non ci sarebbe entrata, ma per ragioni affettive... perché no?".

Già, "perché no?". E' questa la domanda chiave del progetto "On". A partire dalla copertina, completamente lontana da tutto quello fatto in passato, con quel gattino campeggiante sullo sfondo metallizzato con i colori bruciati di un tramonto (con il piccolo compromesso dell'adesivo con la sua fotografia attaccato all'involucro). "Il gattino e il titolo fanno parte della ricerca molto pop e dell'innovazione - spiega lei divertita -. Non essendo un album intimista o autobiografico volevo cambiare anche impostazione visiva. Volevo uscire dall''immaginario Elisa'. Anche nel momento in cui divide o spiazza è in linea con la filosofia di questo lavoro".

Anche l'esperienza di "Amici" è servita (al punto da replicarla quest'anno) per guardare con occhi diversi il panorama musicale attuale. "Per aiutare i ragazzi mi sono dovuta confrontare con le tendenze, i sound e persino le classifiche - spiega -. Questa cosa mi ha fatto ascoltare con orecchie diverse e ha creato un altro tipo di analisi, un punto di vista diverso per cercare di raggiungere un'obiettività. Questo atteggiamento che prima era rivolto ai ragazzi me lo sono portato dietro nel mio progetto".

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