Si conclude con il concerto di un celeberrimo jazzista come il pianista Stanley Cowell la venticinquesima edizione di "Aperitivo in Concerto" che ha confermato ancora una volta il suo successo. "A Milano siamo un'isola felice di contemporaneità in un panorama conservatore - spiega il direttore artistico Gianni Morelenbaum Gualberto -. Per il futuro sogno Beethoven e Coltrane nella stessa stagione".

Da quindici anni Gualberto è il direttore artistico della kermesse. Suo il merito di aver proposto di stagione in stagione un cartellone sempre più ardito e sofisticato, incontrando l'apprezzamento del pubblico. "Questa è nata come una manifestazione di musica classica accademica - spiega -. Poi discutendone con Fedele Confalonieri, che ha messo in piedi e tiene in piedi questa kermesse, ne è l'anima, ci siamo interrogati su cosa fosse veramente la musica classica accademica oggi. Così ho iniziato a cambiare poco a poco perché l'offerta di classica a Milano non manca e le nuove generazioni sono più orientate a un mondo più aperto: la musica di qualità oggi arriva da tanti rivoli, dal jazz, dalla musica contemporanea, dalle performing art. Il quadro si è fatto molto più ampio e la musica classica è diventata soltanto una delle tante risposte possibili a quelle che sono le questioni poste dalla cultura contemporanea. Negli ultimi sette/otto anni abbiamo cambiato il repertorio. Una scelta che ci ha premiati perché sono ormai anni che andiamo avanti a colpi di tutto esaurito e questa edizione non è sfuggita alla regola".
A dispetto di ciò che si dice il pubblico risponde bene se gli si offre una proposta di qualità...
Al pubblico appiattito o abbruttito dalla televisione e altro, io credo relativamente. Spesso il pubblico è più avanti anche di chi fa il mio mestiere. Milano ha oggi un problema: è invecchiata male. La sfida della modernità in questa città, rispetto ad altre capitali europee, non è stata affrontata bene. Non come pubblico ma come offerta, è una delle città più conservatrici che ci siano. In questo senso chi fa il mio mestiere si trova avvantaggiato perché a Milano si spendono enormi cifre per dare "il solito": manca il nuovo, il coraggio di osare. E poi si è legati a una concezione terribile che è quella della cultura come simbolo dell'elite, del grande salotto. Questo avvantaggia "Aperitivo in Concerto" che in questo contesto rimane una sorta di isola felice.
Qual è stato il momento più alto di questa stagione?
Il concerto di Vijay Iyer e Mike Ladd, che più che l'oggi rappresentano il domani. Appartengono a una nuova generazione di musicisti e intellettuali che arriva da zone tipo l'India e il Pakistan. In questo senso gli inglesi sono stati i primi a scoprirli essendo stata l'India una loro colonia. Questi musicisti si sono trasferiti all'estero e stanno portando questo strano connubio tra le musiche delle loro origini e la musica contemporanea e l'improvvisazione.
C'è un rammarico di un artista che non è riuscito a portare o ha un sogno per la prossima stagione?
E' tutta una questione di budget, spesso e volentieri i soldi non bastano. Mi piacerebbe ritornare anche alla musica classica ma presentata in nuovo modo e inserita in un contesto di altre musiche: insomma siamo pronti per vedere nella stessa stagione Beethoven e Coltrane senza alcun problema. E poi il rammarico è per qualche grande del passato che non c'è più. Portare Miles Davis sarebbe stato meraviglioso. Per il resto i nomi più importanti li abbiamo portati praticamente tutti.
Massimo Longoni

Ultimo aggiornamento ore 17:51
