11/1/2010

"Eravamo brutti, cattivi e rock"

"E spaventavamo i Rolling Stones"

Rolling Stones, musica progressive, sperimentazione: in pratica i New Trolls. 27 anni di separazione poi, per Vittorio De Scalzi, Nico Di Palo, Gianni Belleno e Giorgio D'Adamo, la decisione di tornare in sala prove. Per il gruppo, che oggi riprende vita con il nome La Leggenda New Trolls , reunion ufficiale il 30 gennaio al Teatro Carlo Felice di Genova e a seguire l'uscita di un nuovo album. Vittorio De Scalzi, voce storica del gruppo, racconta a Tgcom la band, fra passato e presente.

Oltre 40 anni di carriera vissuti fra successi e divisioni. Cosa ha portato alle numerose separazioni e cosa vi porta oggi a riunirvi?
Siamo sempre stati un gruppo di musicisti inquieti e curiosi. Dopo i primi successi abbiamo cercato delle realizzazioni personali e abbiamo cambiato pelle. Per farlo ci vuole coraggio. Per fare un esempio, avremmo potuto sull’orlo del successo di una canzone, continuare a ripetere sempre quel genere di musica. Noi invece abbiamo scelto sempre di cambiare, seguendo le nostre curiosità. Se a questo si aggiungono dei caratteri forti come i nostri, si può capire come mai ci siamo più volti lasciati e ritrovati.

Come vi siete ritrovati?
A riunirci è stata una cena di fronte al bel mare di Genova, circa tre mesi fa. Un primo riavvicinamento c’era stato fra me e Nico di Palo tre anni fa, quando abbiamo ricominciato a suonare insieme e abbiamo fatto un tour internazionale in Messico, Corea e Giappone. Una tappa ci ha portato anche a Genova e qui ci sono venuti a sentire anche Gianni Belleno e Giorgio D’Adamo: è scattata di nuovo la scintilla e ci siamo resi conti che dovevamo tornare a suonare insieme. Poi tre mesi fa appunto la cena e la decisione vera e propria. Quando abbiamo ricominciato a provare ci siamo accorti che il nostro sound era ancora quello originario della band.

Cosa hanno lasciato i New Trolls nella musica italiana?
Esistono due momenti principali nella storia dei New Trolls: il primo è sicuramente la collaborazione con Fabrizio De Andrè, quando ha scritto i testi per Senza Orario, Senza Bandiera, primo concept album della musica italiana, portando quindi il testo delle canzoni in primo piano. Il secondo è rappresentato dal Concerto Grosso con Luis Bacalov, che dà vita a una contaminazione di generi mai sperimentata prima, con la fusione di rock e musica classica. Basti pensare che il grande successo che riscuotiamo in giro per il mondo, per esempio Corea e Giappone, deriva proprio da questa esperienza musicale e non da Quella carezza della sera.

Vi infastidisce che oggi dai più siate ricordati per “Quella carezza della sera” che per le vostre sperimentazioni musicali o la vostra pioneristica esperienza nella musica progressive italiana?
All’estero non è così, in Italia solo in parte. Anche i giovani che vengono ai nostri concerti, vengono per ascoltare Concerto Grosso. Va anche detto però che certe canzoni più facili sono quelle che ci hanno dato continuità: in alcuni periodi della nostra carriera sono state quelle a tenerci sulla cresta dell’onda.

Nel 1967 aprivate i concerti italiani dei Rolling Stone, cosa ricorda di quell’esperienza?
Io avevo 17 anni, si può solo immaginare cosa possa aver provato: tanta paura. Ma va anche detto che a quell’età impari dagli altri anche solo guardandoli. E noi potevamo guardare i Rolling Stones.

Come ricorda i Rolling Stones?
Erano molto giovani anche loro e per quanto strano anche spaventati. Avevano paura di essere dati in pasto alla gente. Allora i concerti non erano come quelli di oggi: si facevano di pomeriggio, in mezzo alla folla, senza servizio di sicurezza. Si era soli di fronte al pubblico. Mi ricordo che al primo concerto che aprimmo, entrai di corsa nel camerino dei Rolling Stones, pensando che fosse il nostro. Si spaventarono tantissimo, credevano che fossi un fan impazzito. Poi gli spiegai chi ero e diventammo anche amici, tanto che mi permisero di vedere il loro concerto stando sul palco, cosa che Mick Jagger non permetteva a nessuno.

Come erano i New Trolls primi anni 70?
Eravamo brutti, sporchi e cattivi, per capirci i classici capelloni, guardati con un po’ di diffidenza. Allora si diceva e ci dicevano “Tagliatevi i capelli e lavatevi il collo”… In quegli anni uscì un articolo che si intitolava “Dove passano i New Trolls non cresce più niente”. Eravamo rock: facevamo le risse, avevamo macchine sportive e anche un palmares di tutto onore per quello che riguarda le donne.

E adesso come sono nel 2010?
Resta sicuramente la nostra genovesità a cui teniamo molto. Sicuramente oggi abbiamo anche molte più esperienze sulle spalle. Si dice che dall’esperienza venga la saggezza, ma non sono convinto che sia sempre positiva, a volte va di pari passo con la vecchiaia. Ecco diciamo che speriamo di continuare a fare qualche errore.


Ultimo aggiornamento ore 18:21


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