Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, mette a disposizione Palazzo Marino per la camera ardente di Alda Merini,la poetessa morta all'ospedale San Paolo. Per mercoledì 4 novembre sono stati indetti i funerali di Stato in Duomo. "Alda Merini - ha osservato il sindaco - è l'esempio di una donna radicata a Milano, al suo quartiere, alla sua casa che ha saputo dare con la sua arte una testimonianza universale della vita di oggi e delle sue contraddizioni".

"Ricordo con commozione - ha aggiunto Moratti - quando Alda la scorsa estate mi regalò una sua poesia, dolcissimi versi che tengo incorniciati nel mio ufficio a Palazzo Marino e testimoniano la sua grande sensibilità e la sua passione. Come tutta la sua opera, riflessioni poetiche di una donna di cultura che ha onorato e amato fino all'ultimo la sua Milano, impegno per il quale nel dicembre del 2002 ha ricevuto la Medaglia d'Oro di Benemerenza Civica".
Il sindaco Moratti ha anche annunciato di ver chiesto "alla presidenza del Consiglio di poter avere i funerali di Stato per Alda Merini, che sono stati accordati. Sarà una celebrazione importante - ha proseguito la Moratti - perché Alda Merini ha rappresentato e rappresenta una figura importante a livello nazionale per il suo attaccamento al territorio e per la sua capacità di raccontare la vita della sua città, fino a quando, anche recentemente, ha voluto dedicare una poesia alle donne che è stata poi cantata e il cui ricavato è andato ad un'associazione benefica. Alda Merini è stata una figura che ha attraversato la storia e la cultura della nostra città donando riflessioni importanti al paese''.
Intanto l'ultimo lavoro musicale della poetessa Alda Merini, frutto della collaborazione con il musicista Giovanni Nuti, uscirà l'anno prossimo. "Abbiamo terminato un bellissimo album di canzoni piene di vita e di gioia. Mai come adesso abbiamo fatto un album così vitale, così energico, cosi' bello di speranze e di vita", dice lo stesso Nuti.
Alda Merini non amava le domande sul suo ricovero in manicomio ma, quando entrava in confidenza con una persona, era lei stessa ad affrontare l'argomento", aggiunge ai microfoni di CNR Media Giovanni Nuti. "L'importante era che non fossero gli altri a fare riferimento al manicomio - spiega - Alda gradiva parlarne per prima. Affrontare il tema della malattia era come respirare per lei, perché era rimasta segnata in maniera indelebile". Sulla mancata assegnazione del Premio Nobel - era stata segnalata per il riconoscimento la Merini scherzava: "Era solita ripetere 'Non voglio il Nobel perché in Italia non vengo trattata come dovuto'", ricorda Nuti.
Ultimo aggiornamento ore 13:57
