15/9/2008

A "Popular" Remo Anzovino

Tgcom incontra il pianista

"Popular" ospita questa settimana un pianista e compositore che è riuscito a ritagliarsi uno spazio importante, grazie ai suoi brani che sanno essere sì di facile ascolto, ma mai banali: Remo Anzovino. Il suo nuovo disco si chiama "Tabù" un lavoro nel quale il compositore ha esplorato, attraverso una riflessione in musica sulle trasgressioni contemporanee, nuovi linguaggi musicali con particolare attenzione ai ritmi, alle danze, alla melodia.

Oltre a dieci composizioni inedite, Remo ha voluto inserire nel suo nuovo album anche "I misteri di un'anima" e Cammino Nella Notte" in una nuova veste. Classe '76, avvocato penalista, Anzovino ha formato il suo stile musicale attraverso l'esperienza maturata sin da giovanissimo nella musica per il cinema, per il teatro e per la pubblicità lavorando a più di 50 produzioni. Ha, in particolare, composto le musiche per sonorizzazioni dei maggiori capolavori del cinema muto (più di trenta pellicole) collaborando, con le più prestigiose cineteche e partecipando con colonne sonore di sua composizione ai principali Festival e rassegne internazionali.

Abbiamo chiesto ad Anzovino di parlarci del suo nuovo lavoro "Tabù". "Il disco - ci ha detto Remo -, è un "concept album", un viaggio in musica in quelle che io considero delle trasgressioni contemporanee: c'è un brano dedicato al carcere "Dentro Le Mura", dove il carcere non è solo quello vero e proprio ma anche una metafora delle costrizioni che ognuno di noi deve subire. "Metropolitan" è invece dedicato alla città che spesso è il luogo dove non sai più dove ritrovarti e che non ti dà più punti di riferimento. In "Son" invece ho voluto trasmettere quelle suggestioni che si hanno nel mettere al mondo un figlio e le difficoltà connesse a questa esperienza".

Con te in questo "Tabù" ci sono tuo fratello Marco alle chitarre e Gianni Fassetta alla fisarmonica: un trio molto particolare...
Quella di dare vita a questo tipo di organico con me al pianoforte, Gianni e Marco è stata almeno all'inizio una necessità perche il trio era molto più "agile" e facile da far girare nei concerti, poi quella di suonare in tre si è dimostrata una scelta appropriata, dal momento che anche senza avere una sezione ritmica, abbiamo lavorato sull'interplay, affinando il nostro "feeling". 

Esiste una parola per definire la tua musica?
Penso sia sempre difficile spiegarlo; ciò che propongo è una musica contemporanea nel senso che fa parte di quella musicalità che ha superato un genere ben preciso; la contemporaneità è in particolare quella di fondere i generi, che vanno dalla classica al jazz, una musica che si abbina anche alle immagini nei concerti, ed in cui ognuno può avere una suggestione. Ho sempre studiato tutta la musica possibile: dal rock alla classica, senza nessuna distinzione: ho scelto di usare gli strumenti acustici perché trovo che attualmente ci sia un forte uso di tastiere elettroniche e campionatori. Durante i concerti ho cercato anche di invertire il rapporto tra musica e immagini; nel mio caso sono le immagini che accompagnano la musica e non il contrario.

Giancarlo Bastianelli