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19.6.2013

Levante leva la maschera: "Alfonso sono io"

La cantautrice siciliana porta una ventata di freschezza con un brano già tormentone sul Web

foto Ufficio stampa
12:11 - Dalla Sicilia, esattamente da Caltagirone, arriva una nuova cantautrice siciliana che diventa protagonista dei tormentoni sul Web grazie al brano "Alfonso". Ecco Levante - vero nome Claudia Lagona - che si è trasferita a Torino per sbarcare il lunario. Dopo aver firmato con l'indipendente Inri, Levante si è imposta con un brano sull'insofferenza e un grido: "Che vita di merda". "Ma in realtà Alfonso sono io", confessa a Tgcom24.
Com'è nato l'incontro con il tuo produttore Davide “Anti Anti” Pavanello?
Lo contattai su consiglio di Pula+, considerato il progetto che avevo in mente , la sensibilità musicale di Davide avrebbe incontrato appieno I miei gusti. Fu un incontro strano in cui mi sfogai con lui, perfetto sconosciuto, circa la mia vita artistica. Praticamente stavo gridando aiuto. Avevo mille idée ma tanto confuse e non lo convinsi da subito. Poi gli inviai un primo provino di 'Manuale distruzione, volle rivedermi ed emozionato mi disse “Mi ha fatto cappottare dalla sedia”. INRI non era ancora nata che aveva già una figlia femmina.

Perché hai deciso di far parte dell'etichetta Inri?
Principalmente perchè INRI è nata da un gruppo di artisti il cui obiettivo principale è fare musica e tutto il resto è in secondo piano. Ho avvertito da subito la libertà di potermi esprimere come meglio credevo. Direi che è avvenuto tutto con una naturalezza disarmante.

L'indipendenza discografica rappresenta il futuro per la musica?
Non saprei fare delle previsioni. Di certo le grandi Major non rappresentano l’unico futuro per la musica, lo stiamo già vedendo adesso. L’unica certezza che porto con me è l’immortalità di una bella canzone che ha la forza di stravolgere qualsiasi tipo di regola e trova comunque la strada per arrivare al pubblico.

Quando hai iniziato a scrivere canzoni?
La prima canzone la scrissi a undici anni ma non suonavo ancora . A tredici iniziai a musicare i testi con la chitarra, rubandola a mio fratello quando non era in casa. Era una situazione molto intima per me quella di cantare canzoni scritte da me, mi sembrava quasi di leggere ad alta voce le pagine del mio diario segreto. Ho impiegato molto tempo prima di aprire la porta della mia stanza e lasciare entrare chi aveva voglia di ascoltarmi.

Dalla Sicilia a Torino è stato difficile il cambiamento di città e traferimento?
Lasciare la Sicilia è stata dura. Avevo quattordici anni e già dovevo ricominciare da capo, già dovevo lasciarmi il passato alle spalle, già dovevo salvare la pelle. Torino l’ho amata da subito perchè l’idea di una grande città, rispetto al paesino piccolo dal quale arrivavo, mi entusiasmava un sacco. Tuttavia I primi anni la mia vita si limitava a casa/scuola, scuola/casa. Ho scoperto la bellezza e la magia di Torino molto tardi ma tutt’ora non riesco a vedermi lontana da qui.

Chi è "Alfonso" e come è nato il brano?
Alfonso è un vero mistero. Arrivati a questo punto, dopo un’accurata analisi del testo, direi che Alfonso è il mio Alter Ego, tutta la mia insofferenza e inadeguatezza in un momento della vita in cui sembra di essere ad una continua festa alla quale non riesco davvero a divertirmi. Situazione grottesca, facce da sberle e sorrisi forzati. Arriva il momento in cui scoppi e ti viene da gridare che "vita di merda!", o no?





Cosa puoi anticiparci di "Manuale distruzione" e come mai hai scelto proprio questo titolo?
Molto spesso gli insegnamenti oltre ad essere istruttivi portano con sé una parte distruttiva, specie se ottenuti a caro prezzo. A volte ci sentiamo più grandi quando siamo seduti su grandi macerie. Ecco perchè l’ho intitolato "Manuale distruzione" , che ha tutt’altro scopo che insegnare a star male. E’ un progetto vario. Alberto Bianco, amico e produttore artistico di questo lavoro, ha cercato , il più possibile, di dare ad ogni brano una propria personalità con gli arrangiamenti e la scelta degli strumenti, rispettando il mio gusto e la mia visione del progetto. Ogni canzone è naturalmente accomunata dal tipo di scrittura e dal modo in cui racconto le mie storie.
Andrea Conti
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