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Di Maio a Washington: "Ecco la politica estera di M5s"

Il candidato premier pentastellato ha parlato al dipartimento di Stato e al Congresso Usa

Di Maio a Washington: "Ecco la politica estera di M5s"

Usa "alleati" ma Russia "interlocutore storico", restare nella Ue ma ridiscutendo alcuni trattati e il tetto del 3% del deficit, fedeltà alla Nato ma senza spendere 14 miliardi in più in armamenti, ritiro dall' Afghanistan ma ok alle missioni di pace: sono queste, in sintesi, le linee guida della politica estera del M5S, illustrate al dipartimento di Stato e al Congresso Usa da Luigi di Maio, sbarcato in Usa per una visita di tre giorni non solo come vice presidente della Camera ma anche, per la prima volta all'estero, come candidato premier del Movimento pentastellato.

Una missione per accreditare sul palcoscenico internazionale se stesso come leader e il M5s come prima forza di governo dopo il successo in Sicilia, dove proprio è stato arrestato per estorsione l'ex candidato Fabrizio La Gaipa. Ma Di Maio avvisa: "Chi sbaglia è fuori". "Noi abbiamo agito subito, a differenza degli altri".

Poi si rituffa sui temi di politica estera cercando di rassicurare su Ue, Nato, missioni militari all'estero e Russia, ma mettendo dei paletti che evidenziano evidenti dissonanze con l'amministrazione Trump. La prima è sulla Nato: "Abbiamo sempre detto che il nostro obiettivo è restare nella Nato ma abbiamo perplessità sulla spesa al 2% del Pil in armamenti", come chiede il presidente americano. Di Maio preferirebbe "avviare dei progetti in ottica di sicurezza per rafforzare l'intelligence, investimenti in innovazione che possano anche essere partnership esclusive con gli Stati Uniti". In ogni caso "quando si prendono decisioni in Italia che riguardano la Nato, il Parlamento deve avere più potere", mentre "qualsiasi messa in discussione della basi americane deve essere legata a un dialogo con gli Stati Uniti".

La seconda è l'Afghanistan: "Su questa missione siamo sempre stati chiari. E' un intervento insostenibile per la spesa pubblica italiana", afferma, ma si affretta a precisare che "non siamo pregiudizialmente contro missioni di pace all'estero, specialmente quelle a guida italiana che hanno reso lustro alle nostre truppe".

Il terzo motivo di contrasto è la revoca delle sanzioni alla Russia: per Di Maio sono uno strumento la cui efficacia è da verificare e che finora ha solo penalizzato le aziende italiane. Ma il leader pentastellato vuole fugare ogni sospetto di collusione con Mosca: "Rifiutiamo qualsiasi tipo di aiuto da parte di Stati esteri che vogliano condizionare le elezioni politiche italiane, abbiamo rifiutato i rimborsi elettorali, i finanziamenti dai grandi gruppi industriali, figuriamoci se non rifiutiamo questo genere di condizionamenti", ha garantito.

Per presentare il Movimento Di Maio ha avuto subito un "lungo" colloquio al dipartimento di Stato con Conrad Tribble, vice assistente del segretario di Stato per gli Affari europei. "Il dipartimento di Stato ha espresso apprezzamento per le nostre posizioni, abbiamo eliminato le demonizzazioni del movimento sulla politica estera", ha commentato, dicendosi "molto soddisfatto".

Poi, sempre accompagnato dall'ambasciatore italiano a Washington Armando Varricchio, ha avuto alcuni incontri bipartisan a Capitol Hill, dove si sta discutendo la riforma fiscale di Trump che il M5s "vorrebbe riprodurre anche in Italia, abbattendo le tasse sulle imprese". Tra gli esponenti di spicco l'italo-americano Steve Scalise, numero tre dei repubblicani alla Camera. In agenda anche il deputato Francis Rooney, ex ambasciatore Usa presso la Santa Sede dal 2005 al 2008. Spazio pure ai dem, con il liberale Eliot Engel e Albio Sires, della commissione Esteri della Camera. A suggellare la visita una tavola rotonda in ambasciata con esponenti italiani del settore biomedico e un incontro con rappresentanti italiani delle istituzioni finanziarie in Usa.

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