2/9/2010

Berlusconi: non ho cacciato Fini

S'è fatto fuori da solo, vuole logorare

Alla vigilia del discorso di Fini a Mirabello, Berlusconi sceglie la linea dell'intransigenza. Nessuna trattativa, nessuno slittamento del processo ai finiani ormai di competenza dei probiviri, nessuna tregua. Chi sta con noi sta con noi - ragiona il premier - e chi non sta con noi, a partire dal processo breve, è fuori. Il premier ha lasciato Palazzo Grazioli, dove ha incontrato Ignazio La Russa e Daniela Santanché.

Una piccola folla di curiosi ha fermato il presidente del Consiglio all'uscita della sua residenza romana di Palazzo Grazioli. Il premier è sceso dall'auto per salutare velocemente la gente. E tra la folla s'è alzato un urlo: "Presidente, caccia Fini". Il premier non ha però risposto.

Ma nel summit, stando a quanto riporta l'agenzia Ansa, Berlusconi è stato categorico: nessuna trattativa, nessuno slittamento del processo ai finiani ormai di esclusiva competenza dei probiviri e nessuna tregua. Il premier sarebbe convinto che a Mirabello Gianfranco Fini non dirà nulla di risolutivo.

Chi sta con noi sta con noi - scrive l'Ansa attribuendolo al premier - e chi non sta con noi, a partire dal processo breve, è fuori. Non ci sono trattative ma la prova dei fatti sarà in Aula, nei voti sui provvedimenti determinanti. E io sono certo che avremo lo stesso i numeri per portare avanti l'azione di governo.

Questa la convinzione del premier, disposto tuttavia anche a correre il rischio di un voto anticipato. Un'ipotesi che certo non prenderà corpo per la nascita a Mirabello del nuovo partito finiano, che il Cavaliere ed i vertici del Pdl non si aspettano. Fini non strapperà - trapela dalla riunione di Palazzo Grazioli - non dirà cose particolarmente nuove, perché non vuole rompere ma logorare. Il tempo serve a lui, non a noi.

Insisterà nel dire che è stato cacciato - avrebbe detto Berlusconi - ma c'è nero su bianco il documento della direzione di aprile che fa capire come sono andate le cose: noi lo abbiamo votato tutti, loro hanno votato contro e così facendo si sono messi fuori dal Pdl. Nessuno ha cacciato nessuno.

Il pronunciamento dell'ufficio politico di fine luglio che parla dell'incompatibilità di Fini e deferisce Bocchino, Briguglio e Granata è un passo successivo, ragionano ancora. Quindi, a Fini che chiede come precondizione di sciogliere il nodo politico della sua 'cacciata' dal Pdl, si replica che è stato lui stesso a mettersi fuori, non votando il documento che fu approvato con 12 voti contrari e 157 sì.

Ultimo aggiornamento ore 19:58


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