Una giustizia lenta, macchinosa, con quasi nove milioni di processi pendenti, 170 mila prescrizione all'anno, una spesa per le casse dello Stato di 4,08 miliardi l'anno, una massa enorme di leggi e una quantità di avvocati che solo a Roma è superiore all'intera Francia. Questo il quadro che emerge nel rapporto Cepej (Commissione europea per l’efficienza della giustizia), che s’estende a una cinquantina di Paesi anche extraeuropei.

Più precisamente, i procedimenti in sospeso sono 5.425.000 processi civili e 3.262.000 penali. Nel 2006 in Italia le cause civili pendenti nelle corti di prima istanza erano 3,68 milioni, molto più di quelle non ancora decise in Francia (1,16 milioni), Germania (544 mila) e Spagna (781 mila) messe assieme.
Ancora peggiore la situazione per quanto riguarda le cause penali pendenti nei tribunali di primo grado. In Italia erano più del doppio (1,2 milioni) rispetto al dato complessivo di Germania (287 mila), Spagna (205 mila) e Inghilterra (70 mila). Ma in generale solo la Francia, fra tutti i Paesi presi in considerazione dal Rapporto, supera il milione di cause pendenti (1.165.192). Quanto ai reati più gravi (come omicidio, rapimento, criminalità organizzata, traffico di stupefacenti), in Italia i procedimenti giacenti alla fine del 2006 erano 1.204.151 nel primo grado, mentre in Inghilterra 70.610, in Germania 287.223 e in Spagna 205.898.
Ma il fardello più pesante che abbiamo rispetto agli Paesi è la quantità di leggi: in circolo ci sono 50 mila leggi, ma il ministro Calderoli sta per ridurle a 11 mila: dal maggio 1948 all’aprile 2009 il Parlamento ha licenziato 15.627 leggi . Insomma, un rimedio è necessario ma il processo breve che sta per iniziare il suo iter parlamentare non pare essere la soluzione ideale. Anzi.
Per Armando Spataro è una strada che non serve a niente. "Il ddl Alfano - spiega senza preamboli il procuratore aggiunto di Milano - è inutile e sembra ispirato a una logica aziendale lì dove indica lo sganciamento dei pm dalla polizia giudiziaria". Di qui la sua critica al Guardasigilli per il processo breve: "Alfano -sbotta Spataro in un'intervista al Corsera - non si è accorto di essersi infilato in un paradosso quando ha detto che soltanto l'1% dei processi subirà uno stop. Se ha ragione lui vuol dire che il 99% dei processi funziona egregiamente e il 99% dei cittadini non si lamenta". Dunque, si chiede provocatoriamente Spataro, "qual è l'urgenza di fare una legge che di fatto non serve?"
E dalle colonne della Repubblica Carlo Azelio Ciampi dà il colpo di grazia: "Le riforme si fanno per i cittadini, non per i singoli. L'ho sempre pensato, ed oggi ne sono più che mai convinto, basta con le leggi ad personam, che non risolvono i problemi della gente e non aiutano il Paese a migliorare". Così, il presidente emerito della Repubblica attacca la trovata del processo breve e tra le righe chiede a Napolitano di non firmare:"Il capo dello Stato, tra i suoi poteri, ha quello della promulgazione. Se una legge non va non si firma". Poi spiega meglio: "La mia amarezza deriva dalla constatazione ormai quotidiana di quanto sta accadendo sulla giustizia, ma non solo sulla giustizia. E' in corso un vero e proprio degrado dei valori collettivi, si percepisce un senso di continua manipolazione delle regole, una perdita inesorabile di quelli che sono i punti cardinali del nostro vivere civile."
Ultimo aggiornamento ore 09:57
