Affondo del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, contro l'Anm. "La riforma della giustizia non la faremo sotto la dettatura dell'Anm, anche perché abbiamo il vago e leggero sospetto che il foglio resterebbe bianco perché i magistrati non vogliono il cambiamento", ha detto. "Non intendiamo mettere il pm sotto controllo del governo: oggi c'è un esecutivo liberale e garantista ma domani potrebbero essere altri a governare", ha aggiunto.

Alfano dice di ritenere "sacro il recinto di autonomia e indipendenza dei magistrati": "Come recita la Costituzione, i magistrati sono soggetti soltanto alla legge. Ma alla legge sì, e la legge la fa il Parlamento in nome dello stesso popolo sovrano in nome del quale i magistrati pronunciano le sentenze". Il problema, spiega il ministro, è quello di dare pari dignità a pm e avvocati: "Io sono per chiamare i pm 'avvocati dell'accusa'". Continua Alfano: "I pm e i giudici frequentano lo stesso ufficio, lo stesso bar, hanno anche la possibilità di fidanzarsi se sono uomo e donna e il giorno dopo in tribunale si danno del tu; mentre i giudici agli avvocati danno del lei. Questa non è parità e noi vogliamo cambiare. Dico con grande franchezza ai magistrati e alle componenti associate della magistratura che non vogliamo mettere i pm sotto l'esecutivo. Ma la riforma della giustizia la faremo seguendo i nostri programmi, i nostri convincimenti e non sotto dettatura dell'Anm".
"Processo breve norma di civiltà"
"Lavoriamo perché sia possibile, ordinariamente, concludere i processi in sei anni, più il tempo delle indagini. Credo che sia una norma di civiltà", ha dichiarato il Guardasigilli. "Non si può rimanere nelle maglie della giustizia a vita", ha aggiunto.
Ultimo aggiornamento ore 19:01
