20/11/2009

Bioetica,Fini:"Parlamento centrale"

"Se non vogliamo che decidano giudici"

Sulle materie eticamente sensibili il Parlamento deve riaffermare la sua centralità altrimenti il ruolo di supplenza viene svolto dal giudice. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini - durante una lectio magistralis in Campidoglio - ha sottolineato: "Se vogliamo che il potere giudiziario non sia succedaneo al Parlamento nelle decisioni alla politica spetta l'onere e l'onore di sciogliere problemi così complessi e porre punti fermi".

L'occasione la conferenza sui diritti umani in Campidoglio. Il presidente della Camera rimarca l'importanza del tema della crisi degli strumenti tradizionali delle liberta', dei diritti fondamentali e dei diritti umani: "La legge, che e' stata a lungo lo strumento non solo tecnico ma anche istituzionale di progressiva tutela sempre piu' ampia delle liberta' e dei diritti, deve recuperare la sua funzione centrale perche' - ammonisce Fini - e' soltanto attraverso il libero e ampio confronto parlamentare che si puo' raggiungere un alto livello di mediazione politica e sociale tra le legittime visioni contrapposte".

Ogni decisione sulla vita, spiega ancora Fini, "deve essere rigorosamente assunta sulla base dei principi costituzionali, tenendo presente pero' che l'autodeterminazione non vive in una dimensione astratta e che le condizioni materiali incidono profondamente sui modi di scegliere, di autodeterminarsi delle persone". Per questo, "la finalita' del ruolo delle istituzioni e' quella di rendere la decisione effettivamente libera".

E' cio' che chiedono gli italiani al di la' di ogni appartenenza di schieramento. Se vogliamo che il potere giudiziario non sia succedaneo al Parlamento nelle decisioni, alla politica spetta l'onere e l'onore di sciogliere problemi cosi' complessi e stabilire dei punti fermi. La centralita' della politica - ha concluso il presidente della Camera - tanto evocata in astratto, e' difficile da garantire nei fatti e nei comportamenti''.

"Per l'acquisizione della cittadinanza aggiornare i criteri di richiesta"
Modificare le norme per l'acquisizione della cittadinanza italiana da parte degli stranieri e introdurre il principio della ''richiesta attiva''. Lo ha detto Gianfranco Fini, partecipando in Campidoglio alla conferenza sui diritti umani.''Il diritto a diventare cittadini italiani di uno straniero non puo' essere negato a priori. Oggi - ha aggiunto il presidente della Camera - occorre un decennio di permanenza nel nostro Paese e una serie di requisiti burocratici amministrativi.

Questo e' un modo vecchio di concedere la cittadinanza, perche' crea dei soggetti passivi. Dobbiamo passare ad un nuovo criterio, quello della cittadinanza attiva, richiesta dagli interessati e sottoposta ad una serie di verifiche circa la loro volonta' e la loro attitudine a diventare cittadini italiani, verificandone in primo luogo la conoscenza della lingua e dei nostri diritti civili''.

''Il voto amministrativo agli immigrati e' un principio che non puo' essere negato''. ''E loro - ha aggiunto riferendosi agli extracomunitari - le tasse le pagano e come''. Fini ha poi parlato delle tante politiche sbagliate in Europa per l'integrazione. ''Un altro errore gravissimo - ha aggiunto - sarebbe pensare a liste etniche o culturali che sarebbero la negazione del modello multietnico ed impedirebbero una vera osmosi della societa' civile con gli stranieri''.

"Concedere cittadinanza a 11 anni"
La cittadinanza puo' essere concessa ai ragazzi extracomunitari nati in Italia alla fine del primo ciclo scolastico, vale a dire a 11 anni. Il presidente della Camera ha fatto notare che spesso si tratta di ragazzi che non solo parlano l'italiano, ma anche il dialetto romano: ''E' un'eresia - si e' chiesto poco dopo - dire che possono chiedere la cittadinanza senza aspettare i 18 anni? Oltretutto, negandola alla fine del ciclo scolastico, si rischia di far vivere al ragazzo una condizione di minoranza. I giovani spesso potrebbero chiedersi: 'Perche' mi considerano diverso dal mio compagno di banco?'''.


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