5/1/2008

"In futuro un Sarkozy anche da noi"

Veltroni punta sul presidenzialismo

"Chi vuole il sistema tedesco ha in testa un'altra idea: la Grande Coalizione, l'unica che renderebbe coerente questa scelta". Parola di Walter Veltroni. Il leader del Pd, intervistato da "Repubblica" sottolinea che l'adozione del sistema tedesco, sul quale peraltro non c'è un vasto consenso, "non è un progetto politico del Pd''. Veltroni ha dichiarato di preferire il modello francese con il doppio turno e l'elezione diretta del presidente.

Veltroni dunque guarda alla Francia, ma solo come obiettivo di lungo termine. Per l'immediato resta valido il cosidetto Vassallum, un misto tra sistema tedesco e spagnolo che coniuga il proporzionale a un premio per i partiti più votati. ''Allo stato attuale un accordo possibile sul sistema tedesco non c'è, non lo vogliono Forza Italia e An, non lo vogliono i partiti minori. Chi lo vuole pensa alla Grande Coalizione". 

Le sue ultime uscite come quelle del vice Dario Franceschini, secondo il leader democratico non hanno quindi la funzione di confondere le acque per puntare al referendum: "Ho letto dodicimila interpretazioni dietrologiche, tutte campate per aria. Io dico solo quello che penso: a una riforma vera che risolva il problema dell'ingovernabilità. Non sono io a puntare al referendum, al contrario". "Ho semmai l'impressione - incalza il sindaco di Roma - che, per paradosso, siano alcune forze minori a preferirlo. Ad esempio, non capisco perché alcune forze interessate alla Cosa Rossa abbiano quest'ansia sulla soglia di sbarramento, che sarebbe superata proprio con l'aggregazione di tutta la sinistra radicale. Delle due l'una: o non vogliono fare la Cosa Rossa, oppure preferiscono il referendum, perché questo gli consente di tornare e chiedere le compensazioni figlie delle vecchie logiche di coalizione. Noi, viceversa - garantisce Veltroni - vogliamo superare per sempre il demone della vita politica italiana: la frammentazione, la visibilità, l'instabilità".

Quindi ribadisce il pieno appoggio al governo. "Dal giorno in cui dissi che non vi sarebbe mai stata una mia disponibilità per Palazzo Chigi, penso di aver dimostrato nei fatti che il mio sostegno a Prodi è totale. Se abbiamo retto le spallate in Parlamento e abbiamo avviato il dialogo sulle riforme è stato proprio per facilitare il cammino del governo. E poi ho ancora troppo vivo il ricordo di ciò che accadde nel '98, per non sapere che il sostegno al governo è un atto irrinunciabile di coerenza politica, tanto più per un grande partito".

"La legge sull'aborto è una conquista di civiltà"
"Un valore imprescindibile, per me, è la laicità dello Stato. Questo significa che ci sono conquiste di civiltà che devono essere difese. Una di queste è proprio la 194, che si è dimostrata una legge contro l'aborto, visto che le interruzioni di gravidanza si sono ridotte del 44%. Dunque per me la 194 è una legge importante, che va difesa. Ma non mi spaventa una discussione di merito, che tenda a rafforzare gli aspetti di prevenzione, perché l'aborto non è un diritto assoluto, ma è sempre un dramma da contrastare".

Sui temi etici, "purtroppo in alcuni ambienti - sottolinea Veltroni - vedo un clima da disfida tra guelfi e ghibellini, un irrigidimento integralista e quasi testimoniale delle identità legate l'una alla fede cattolica, l'altra all'ispirazione laica. Il Pd nasce con l'obiettivo di superare questa contrapposizione". Il segretario del Pd parla anche delle posizioni prese dalle gerarchie ecclesiastiche: "Sinceramente, mi piace una Chiesa che concentri la sua attenzione su alcuni dei temi che stanno dentro la grandezza dell'esperienza di fede: la protezione degli ultimi, la lotta contro ogni forma di ingiustizia sociale, la pace e i diritti delle persone".

"Obama interpreta il cambiamento"
"La vittoria iniziale di Obama non mi stupisce. La sua è una leadership calda, capace di evocare l'idea di un'America che recupera la guida morale nel mondo. E poi, per lui hanno votato anche i repubblicani e gli indipendenti. La strada delle elezioni è ancora lunga, ma intanto una lezione si può trarre: Obama ha interpretato finora una capacità di cambiamento che forse è quella del nuovo millennio. Vorrei che anche noi sapessimo ascoltarla, uscendo dalle sconfitte, dai conflitti e dalle ideologie di un tempo che dobbiamo mettere per sempre alle nostre spalle".