C'è stato chi si è limitato a smentire, chi si è infuriato, chi ha già annunciato querele. L'inchiesta "Casa nostra" de L'Espresso ha sollevato un vero e proprio polverone, andando a colpire a destra e a manca, senza distinzione di colore politico. Secondo il settimanale, una "squadra vasta e assortita" ha potuto comprare casa a Roma a costi molto inferiori a quelli di mercato. E subito allo scandalo sono seguite reazioni indignate.
L'inchiesta de L'Espresso riprende il filone di Affittopoli, spiegando come, mentre allora gli enti previdenziali affittavano appartamenti a prezzi stracciati ai politici, oggi, con "Svendopoli", quelle stesse case "sono state svendute definitivamente, e il privilegio è stato reso eterno".
ll presidente del Senato, Franco Marini, respinge sdegnato le accuse, spiegando che in merito alla sua abitazione il servizio de L'Espresso "è inaccettabile. Ci sono regole fissate dalle leggi e queste vanno rispettate, come è accaduto nel mio caso. La legge prevedeva che lo sconto poteva essere concesso se la casa non fosse stata dichiarata di pregio. Purtroppo la mia casa è stata dichiarata di pregio ed io non ho avuto lo sconto".
Mastella, molto seccamente, si limita a replicare annunciando querela, mentre il presidente emerito Francesco Cossiga taglia corto: "Non querelo. Ho comprato a prezzi scontati, ma non ingiustamente". Smentisce anche Mario Baccini, Udc: "Ho acquistato quella casa, come altri nel palazzo, al valore di mercato, che è superiore alla cifra indicata nell'articolo de L'Espresso. Non ho nulla da dover giustificare, quindi". Però il parlamentare si chiede anche se sia "altrettanto lecito pubblicare il mio indirizzo o addirittura la mappa interattiva esponendo me e la mia famiglia alla mercé di qualunque squilibrato di mente. E' informazione o cos'altro? Anche di questo L'Espresso e gli altri mezzi di informazione dovranno rispondere in sede giudiziaria".
Nicola Mancino, vicepresidente del csm, da parte sua si rammarica "di essere stato incluso in svendopoli, quando, invece, il trattamento usatomi non fu in ogni caso diverso da quello praticato nei confronti di comuni cittadini, dai cognomi rispettabili, ma non appartenenti al ceto politico. Il vantaggio da me conseguito, al pari degli altri coinquilini, fu lo sconto del 30% sul valore dell'immobile a prezzo di mercato, come normalmente avviene, per gli immobili locati, a favore degli inquilini".
Più ironico il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Luciano Violante: "Apprendo da L'Espresso, da alcuni quotidiani e da un'agenzia notizie contrastanti su un appartamento acquistato a Roma nel 2003. Secondo alcuni l'appartamento si svilupperebbe su tre piani; secondo altri sarebbe di quattro vani più servizi e ripostigli; secondo altri ancora avrebbe terrazze sul Lungotevere Flaminio. L'alloggio, invece, è di 70 mq circa ed era già abitato da me. Ha un pianerottolo di due metri quadri con una scala che porta al piano superiore dove ci sono due stanze, bagno e cucina. Ha due terrazze che si affacciano sul cortile interno. E' nei pressi dei Fori, ad alcuni chilometri dal Lungotevere Flaminio. Aveva bisogno di essere ristrutturato ed è stato acquistato dalla Pirelli Re, non dall'INA, per 327.000 euro".