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10/2/2005

Casini: "Tempo di riconciliazione"

Foibe,"No a usare memoria per dividere"

"Oggi siamo chiamati a vivere il tempo della riconciliazione e dell'unità". Lo ha detto nell'Aula della Camera Pier Ferdinando Casini, in occasione del "Giorno del ricordo" in memoria delle vittime delle foibe. "Di fronte al dramma degli esuli giuliano-dalmati e di fronte alla barbarie delle foibe - ha aggiunto - a nessuno è consentito utilizzare la memoria per alimentare divisioni o per acquisire consensi all'una piuttosto che all'altra parte".

Dal canto suo il ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, intervenendo al Teatro Verdi di Trieste alle celebrazioni della Giornata del Ricordo ha detto che "ora che la storia e la politica sono su binari diversi, che non ci sono piu' le ideologie che sostengono la superiorita' di un popolo sull' altro, c' è il senso di una storia comune".

Fini, ha dato un riconoscimento "personale e doveroso a coloro che nell' epoca in cui non c' era una memoria condivisa e la percezione della tragedia, mantennero alto questo ricordo", ha citato in particolare padre Fiaminio Rocchi e il deputato Ferrucio De Michieli Vitturi, esponente delle associazioni degli esuli.

"Gli esuli - ha proseguito - ebbero in sorte di subire, accanto al dolore e al terrore, anche l' affronto dell' oblio e dell' ignavia. Ma onestamente - ha precisato - dobbiamo dare atto che la societa' e la cultura italiana sono state capaci negli ultimi tempi di ricucire il filo della memoria". "Oggi - ha proseguito - non c' e' piu' una versione di parte, un' opinione di comodo, una verita' di destra e una sinistra, ma la verita"'.

Il ministro per i rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi ha invece polemizzato con la Slovenia per come la stampa di quel paese ha commentato le celebrazioni italiane delle foibe. Nel suo intervento al Senato nella giornata per la memoria, Giovanardi ha accusato la stampa di Lubiana di aver scritto "cose spiacevoli". "Non ho difficoltà riconoscere le colpe dell'Italia negli anni della guerra, ma sorprende che nel 2005 la stampa slovena non riconosca le atrocità commesse dai comunisti titini nel 45-47". Si è trattato, ha sottolineato Giovanardi, di un caso di "pulizia etnica".

Il modo migliore per onorare le vittime delle foibe, secondo Giovanardi, è quello di impegnarsi per rafforzare la presenza della minoranza Italiana in Istria e Dalmazia. "La memoria, da sola non basta", ha detto il ministro. "Con l'ingresso della Slovenia nell'Unione Europea , e domani della Croazia, senza anacronistiche rivendicazioni territoriali alle quali il governo non pensa minimamente, bisogna operare per ricostruire il tessuto culturale e linguistico della minoranza italiana".

Sappiamo poi com'è andata la storia: la svolta di Stalin, la dichiarazione quadripartita e tutti quei fatti che portarono a recuperare Trieste nel 1954 ma a quelle dolorose condizioni - ha ricordato Giovanardi - Direi che dopo il '54 inizia davvero la stagione dell'oblio. Credo che tutti gli italiani dovrebbero chiedere scusa agli esuli, non solo per l'oblio dal '54 in avanti, ma anche perche' siamo inadempienti: nel 2005 lo Stato italiano non ha ancora adempiuto ai suoi obblighi nei confronti degli esuli, mi riferisco ai risarcimenti e a quello che era stato promesso e che purtroppo non e' stato ancora dato".

Qualche fischio per Fini e Illy
Alcuni fischi sono arrivati dalla platea del Teatro Verdi di Trieste all' indirizzo del Ministro degli Esteri Gianfranco Fini, durante il suo intervento alle celebrazioni del "Giorno del Ricordo". E' stato contestato in particolare un passaggio del discorso, in cui Fini ha sottolineato che "sulla questione della restituzione dei beni agli esuli non importa tanto la trattativa, ma credere ai valori dell' Europa, che si faranno strada da soli".
Dal palco qualcuno ha gridato "illuso" all' indirizzo di Fini, il quale ha invitato il contestatore a "non continuare a guardare indietro".

Qualche fischio e qualche invettiva ha accolto anche l'intervento del presidente del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, al teatro Verdi di Trieste, in occasione del convegno mondiale delle associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati. Qualcuno ha urlato dalla platea anche "Va a Lubiana", riferendosi chiaramente agli stretti rapporti di collaborazione impostati dalla Regione con il governo sloveno.