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12.1.2012

La Camera dice no all'arresto di Cosentino
Determinanti i Radicali, Bossi non ha votato

In Aula 607 deputati: 309 no, 298 sì. Cosentino: "Vittima di aggressione politica e giudiziaria". Poi, le dimissioni da coordinatore Pdl in Campania. Berlusconi: "Decisione giusta"

19:29 - La Camera ha rifiutato la richiesta di arresto per il deputato Nicola Cosentino, accusato di presunti rapporti con la camorra. La domanda di autorizzazione a eseguire la misura di custodia cautelare in carcere nei confronti del parlamentare del Pdl è stata bocciata con 309 no e 298 sì. Determinante il voto dei deputati radicali, mentre la Lega, secondo l'ex ministro Roberto Maroni, si è spaccata.

Non appena il presidente della Camera ha letto il risultato tutti i deputati del Pdl sono scattati in piedi e si sono diretti al posto di Nicola Cosentino per abbracciarlo e congratularsi con lui. Lungo è stato l'abbraccio tra lui e Alfonso Papa. Ma saluti e strette di mano sono arrivate da tutti gli altri colleghi di partito. Silvio Berlusconi, invece, è rimasto seduto al suo posto, pur esprimendo soddisfazione con Cicchitto e Alfano.

Determinanti i Radicali, Bossi non vota, tutti gli assenti
Il leader della Lega Umberto Bossi non ha partecipato al voto sull'arresto per Cosentino. In tutto, in base ai tabulati, sono stati 18 i deputati che non hanno votato (8 Pdl, 2 Pd, 2 Lega, 1 Udc). Nel voto finale è stato determinante il voto contro l'arresto dei 6 deputati radicali. E non erano in Aula altri due ex ministri, Giulio Tremonti e Saverio Romano. Le assenze più numerose sono state nel Pdl: Giuseppe Angeli, Amato Berardi, Manuela Di Centa, Antonio Martino, Jole Santelli, Souad Sbai, Lucio Stanca e Giulio Tremonti. Tre le assenze nella Lega Nord: Claudio D'Amico, in missione, Marco Maggioni e Umberto Bossi. Due i deputati del Pd assenti, Giuseppe Fioroni e Giovanni Sanga entrambi in ospedale. Due anche gli assenti di Fli (Francesco Divella e Donato Lamorte),dell'Udc (Angelo Compagnon e Luca Volontè, quest'ultimo in missione) e di Popolo e territorio (Saverio Romano e Maria Grazia Siliquini). Nel gruppo misto, non hanno votato i due esponenti dell'Mpa Angelo Lombardo e Carmelo Lo Monte, e Antonio Gaglione.

Cosentino: "Vittima di aggressione politica e giudiziaria"
A caldo, poi, il deputato Nicola Cosentino ha dichiarato: "Sono vittima di un trattamento ingiusto e di un'aggressione mediatica, politica e in parte giudiziaria". Poi: "Non ringrazio la Lega (che ha lasciato libertà di coscienza, ndr.) ma il Parlamento per un dibattito proficuo e approfondito". Cosentino ha annunciato che si difenderà in tribunale: "Finora abbiamo sentito solo la posizione dell'accusa, ma io non ho ancora trovato un luogo in cui potermi difendere. Lo farò in tribunale e se dovessi essere condannato, anche solo in primo grado, scomparirò dalla politica. Mi difenderò in tribunale da accuse infamanti che mi hanno danneggiato non solo personalmente ma anche nel mio ruolo politico".

Coordinamento Pdl in Campania, l'ora delle dimissioni
Cosentino si è poi dimesso da coordinatore del partito in Campania. "Avevo detto che un minuto dopo il voto della Camera mi sarei dimesso - ha detto -. Mi sono infatti recato da Berlusconi al quale ho consegnato le mie dimissioni irrevocabili da coordinatore campano del Pdl".

Berlusconi: "Decisione giusta, processo da uomo libero"
"Ero convinto che questa sarebbe stata la decisione del Parlamento che non poteva rinunciare alla tutela di se stesso. E' una decisione giusta, in linea con la Costituzione". Così Silvio Berlusconi ha commentato a caldo la decisione dell'Aula di Montecitorio di respingere la richiesta di arresto. "Il processo continuerà regolarmente e senza intoppi e il parlamentare lo affronterà da uomo libero come è giusto che sia". "Questa - prosegue - è la regola prevista dalla Costituzione di un paese civile".

Cosentino: "Mai avuto rapporti con la criminalità"
"Non faccio polemiche con i magistrati, ma la mia vita personale e politica non può essere ricostruita sulla base di pentiti che devono farsi perdonare i loro crimini. Non c'è nessuna persona perbene che mi accusi". Così si difende il parlamentare del Pdl, negando di aver avuto appoggi dalla camorra nelle elezioni politiche. "Io sono un parlamentare nominato, non ho bisogno di chiedere voti. Sono sempre stato candidato in posizioni blindate. Che bisogno avrei avuto di andare a chiedere voti essendo di fatto già eletto? Che sono un c...? E poi io sono sempre stato all'opposizione nella mia regione. Che interesse avrebbe avuto la criminalità a mettersi a braccetto con uno sfigato che non riesce a fare nemmeno un centro commerciale? La mia storia personale e politica non può essere scritta dai pentiti".

Bossi: "Mai stati forcaioli"
"La storia della Lega non è mai stata forcaiola": così Umberto Bossi commenta il voto dei suoi onorevoli sull'arresto di Cosentino. E dice che la linea non è dovuta a opera di convincimento di Berlusconi: "Ero per la libertà di coscienza". Sulle possibili reazioni del "popolo" della Lega al voto, Bossi ha replicato: "La nostra base non è poi così amica dei magistrati". Il leader del Carroccio ha negato diverbi all'interno del gruppo sulle decisioni su Cosentino. "Non c'è stata nessuna rissa e se c'è qualcuno che si deve spiegare con i suoi è Bersani". Per Bossi "c'è stata una specie di ribellione dei parlamentari alla magistratura" mentre "non è che la Lega manda in galera un terrone perché è terrone".

Maroni: "Base leghista spaccata"
"Ho ricevuto molti messaggi negativi e molti altri, invece, di apprezzamento per la mia chiarezza dell'altro giorno quando ho espresso la posizione della Lega che era quella di dire sì all'arresto". Roberto Maroni commenta così la libertà di voto lasciata da Bossi ai leghisti e le conseguenze che vi sono state.

Casini: "Un errore politico"
"Per me è un errore politico", ma è "legittimo" che ognuno voti secondo quanto ritiene. E' il commento del leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, dopo il voto dell'Aula di Montecitorio sull'arresto di Nicola Cosentino.

Di Pietro: "Adesso le Camere sono un'associazione a delinquere"
"Oggi il Parlamento non è più il Parlamento ma una associazione a delinquere. E oggi ci sono le condizioni per fare una legge elettorale peggiore di quella già in vigore. Scendiamo nelle piazze e gridiamo: 'Resistenza, resistenza!'", ha detto Antonio Di Pietro commentando il voto alla Camera e gli esiti della sentenza della Consulta sui referendum per la legge elettorale.

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