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Forza Italia esce dalla maggioranza
Colle:L.Stabilità verifica per esecutivo

"Oggi è finito il governo delle larghe intese - hanno annunciato i capigruppo al Senato e alla Camera, Paolo Romani e Renato Brunetta - . Ora stop alle riforme e in bilico 200 deputati". Fi chiede le dimissioni di Letta

- Come preannunciato, Forza Italia è uscita dalla maggioranza che sostiene il governo Letta. Lo stesso Silvio Berlusconi aveva detto che, senza modifiche alla finanziaria, il partito avrebbe preso questa decisione. "Oggi è finito il governo delle larghe intese, si chiude una fase e si apre un nuovo capitolo nella politica italiana": così i capigruppo di FI al Senato e alla Camera, Paolo Romani e Renato Brunetta.

Della decisione, prima dell'attesa conferenza stampa, erano stati messi al corrente sia Napolitano che Letta. "Abbiamo deciso di uscire da questo governo, ma prima di annunciarlo in conferenza stampa abbiamo avvertito il presidente della Repubblica che ci ha concesso un'attenzione di cui lo ringraziamo e il premier Letta, che ci ha risposto invece dopo l'incontro con Putin", hanno spiegato i due capigruppo.

Quirinale: "Fiducia a Stabilità è esame per governo" - "La necessità di verificare la sussistenza di una maggioranza a sostegno dell'attuale governo sarà soddisfatta in brevissimo tempo durante la seduta in corso al Senato con la discussione e la votazione sulla già posta questione di fiducia". Lo sottolinea una nota del Quirinale diffusa al termine di un incontro tra Napolitano e Letta. Entrambi hanno preso atto della decisione comunicata dai Presidenti dei gruppi parlamentari di Forza Italia di esprimere voto contrario sulla legge di stabilità su cui il governo ha posto la questione di fiducia.

"Dipeso tutto da insistenza su data decadenza" - Romani ha spiegato anche il motivo che ha portato FI a non sostenere più Letta: "Tutto nasce anche dal fatto che c'è stata questa determinazione nel far sì che il voto sulla decadenza di Berlusconi avvenisse il 27 novembre".

"Legge elettorale, in bilico 200 deputati" - "Sulla legge elettorale noi attendiamo la pronuncia della Consulta il 3 dicembre. Ma se il premio verrà dichiarato incostituzionale - è l'allarme dei due parlamentari - 200 deputati rischiano di venire ridistribuiti tra i vari gruppi perché non c'è stata ancora la loro convalida".

Senza premio maggioranza, Pd "indebolito" - La pronuncia della Consulta potrebbe quindi avere effetti "devastanti" sui numeri e sul peso dei diversi partiti, con un indebolimento, in primis, del Pd. Si arriverebbe così a un diverso equilibrio all'interno della Camera. 

"Stop alle riforme" - L'uscita dalla maggioranza comporta anche lo stop alle riforme. "Visto che è finito il governo delle larghe intese con il passaggio di Forza Italia all'opposizione, anche il cammino delle riforme costituzionali può considerarsi interrotto".

Romani: "Letta salga al Colle" - "Era doveroso che Napolitano conoscesse la nostra decisione di uscire dal governo. E mi auguro che Letta abbia la sensibilità di salire al Quirinale per trarre le conseguenze del nostro gesto", ha poi aggiunto Romani.

Alfano: "Sbagliato sabotare Letta" - "Avevamo detto e ripetiamo che è sbagliato sabotare il governo e portare il Paese al voto, per di più con questa legge elettorale, a seguito della decadenza di Berlusconi". Lo ha detto il leader del Nuovo Centrodestra, Angelino Alfano. "La legge di Stabilità è una scusa che non regge di fronte alle difficoltà del Paese", ha aggiunto. E sulla decisione di Fi di uscire dalla maggioranza ha commentato: "Avevamo visto giusto. Sapevamo che sarebbe finita così".

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