7/3/2011

Cervello: ha un risveglio "lento"

Attività elettrica, si avvia pian piano

Sono molte le persone che, subito dopo essersi svegliate al mattino o dopo una pennichella pomeridiana, fanno una certa fatica a "carburare": il fatto di essere subito lucidi o di aver bisogno, invece, di un po' di tempo di "pre-riscaldamento" prima di affrontare la realtà non è un fatto di buona volontà o di pigrizia, ma dipende da come funziona il nostro cervello. E' lui, infatti, ad avere un risveglio lento, tanto che impiega circa cinque minuti a svegliarsi del tutto e a raggiungere il cento per cento di efficienza.

Lo hanno scoperto alcuni ricercatori italiani, i quali sono riusciti a fare luce su quel che succede ha chi ha il risveglio difficile. Anche se dopo un buon sonno dovremmo sentirci riposati e al massimo della forma, la ridotta attività elettrica di alcune  aree cerebrali causa nei primi minuti dopo il sonno una paradossale minore efficienza rispetto al momento in cui ci addormentiamo.Lo studio italiano, pubblicato sulla rivista 'Neuroscience', è stato condotto da ricercatori del dipartimento di Psicologia della Sapienza e dell'associazione Fatebenefratelli per la ricerca (Afar), in team con studiosi delle università dell'Aquila e Bologna; la ricerca mostra che nei primi 5 minuti dopo aver aperto gli occhi l'intera corteccia cerebrale presenta una consistente diminuzione dell'attività elettrica a elevata frequenza (attività beta da 15 a 25 Hz), tipicamente associata a uno stato di veglia vigile.

Lo studio ha identificato per la prima volta la base cerebrale del fenomeno, definito "inerzia del sonno" e che consiste in una dissociazione tra la percezione di essere svegli (verosimilmente legata a una ripristinata attività elettrica tipica dell'individuo vigile nelle regioni cerebrali anteriori) e un rallentamento della capacità sensoriali e di integrazione, mediato dalle aree posteriori del cervello.

I ricercatori hanno dimostrato che le aree cerebrali posteriori coinvolte nell'analisi e integrazione delle informazioni sensoriali sono quelle che continuano a presentare un'attività elettrica sincronizzata tipica del sonno, come se fossero le più "lente" a risvegliarsi. "Tutto è iniziato molti anni fa - spiega Luigi De Gennaro, coordinatore della ricerca - quando abbiamo iniziato lo studio sistematico della fase in cui ci si addormenta e il risveglio. L'idea di base, si potrebbe semplificare, era che le diverse aree cerebrali non si addormentassero e svegliassero tutte allo stesso tempo. La persistenza di un funzionamento cerebrale in specifiche regioni ancora tipica di un individuo sveglio (mentre è addormentato) o quella ancora tipica di un individuo che dorme (al risveglio), avrebbe spiegato tutta una serie di fenomeni comunemente sperimentati, per esempio le allucinazioni ipnagogiche o ipnopompiche".

La scoperta è importante per le sue possibili applicazioni legate alle professioni che richiedono una rapida operatività immediata, come vigili del fuoco, operatori sanitari di pronto soccorso, forze dell'ordine, ma anche astronauti e militari impegnati in scenari bellici. "Si potrebbe immaginare un sistema di sensori elettroencefalografici (Eeg) - ipotizza De Gennaro - che determini nelle singole regioni cerebrali il livello critico per garantire adeguate prestazioni. Le attuali tecnologie consentono ormai di miniaturizzare i tradizionali Eeg, garantendo una scarsa intrusività di questi strumenti, così da renderli compatibili con lo svolgimento delle singole attività professionali".


Ultimo aggiornamento ore 09:57


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