11/11/2009

Italiani: sono sempre più "bionici"

Anca, più protesi anche per giovani

Sono sempre più numerosi i nostri connazionali che utilizzano "pezzi di ricambio" per anca, ginocchio e spalla, sostituendo articolazioni che creano difficoltà o limitano la qualità della vita. Sono oltre un milione gli italiani con un'articolazione sostituita, 180mila i nuovi impianti effettuati ogni anno, e l'Italia è ai primi posti in Europa per il numero di protesi d'anca impiantate con circa 100.000 interventi l'anno. E in molti casi si tratta di giovani: ogni anno sono circa 20.000 le protesi impiantate in under-65 e 5000 in pazienti con meno di 50 anni.

Sono i dati resi noti a Milano nel corso del 94.esimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia. Il settore medico-chirurgico è in fortissima crescita, grazie anche ai nuovi materiali capaci di resistere all'usura.  Nel mondo si impiantano un milione e mezzo di protesi d'anca ogni anno, di cui 300.000 negli Stati Uniti; l'Italia è fra i Paesi europei in cui questo intervento è più diffuso. Su circa 700.000 interventi eseguiti ogni anno in Europa, infatti, oltre centomila riguardano il nostro Paese. Nel 65% dei casi la sostituzione dell'anca riguarda le donne, e la percentuale sale al 75% se l'impianto è successivo a una frattura da osteoporosi.

 

Il successo della chirurgia dell'anca dipende soprattutto dall'introduzione di  nuovi materiali, caratterizzati da un'usura estremamente ridotta rispetto al passato e con prestazioni che restano ottimali per molto tempo. ''Le protesi del passato avevano una vita media di circa 15 anni per i pazienti anziani, 8 per i più giovani e attivi. - spiega Marco d'Imporzano, presidente del Congresso Nazionale SIOT e direttore del Dipartimento di Ortotraumatologia dell'Istituto Ortopedico Gaetano Pini di Milano - I materiali che abbiamo a disposizione oggi possono in teoria arrivare facilmente a 30 anni o perfino oltre". Insomma, se è vero che non esiste ancora la protesi eterna, con i nuovi materiali è possibile allungarne la vita in modo che fino a qualche anno fa era impensabile.

 

La lunga vita delle protesi fa sì che possano essere adoperate sempre più spesso in soggetti non anziani, specie se la qualità di vita è compromessa. Spiega lo specialista: "Ormai non è raro intervenire su 30-40enni e ogni anno sono 20.000 le protesi che vengono impiantate in under 65. In questi casi si scelgono soprattutto le protesi in ceramica: materiali che hanno una bassissima usura e ridotto rischio di rottura".

 

Le protesi del futuro saranno sempre più piccole: oggi infatti si tende a ridurre al minimo l'asportazione di osso, in modo da facilitare eventuali futuri reinterventi. Per il momento, le mini-protesi sono utilizzabili solo in un paziente su tre ma, anche quando non è possibile servirsene, si tenta comunque la strada della chirurgia conservativa che risparmia i tessuti molli, riducendo il più possibile i tempi di recupero. L'Italia è in prima linea in questo campo.

 

Resta importante per i pazienti che hanno ricevuto una protesi articolare effettuare controlli regolari, soprattutto per i più giovani, che praticano attività fisica, e per gli obesi, in cui i chili di troppo "pesano" sull'articolazione: oggi invece in molti casi le protesi vengono rivalutate solo nel momento in cui divengono dolorose, mentre andrebbero controllate almeno una volta ogni 2-3 anni.

 


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