19/10/2009

Scoperti neuroni Lascia o raddoppia

Rimpianto: si specchia in quello altrui

Sfiorare un gol colpendo il palo, mancare per un soffio il 6 al Superenalotto, non farcela ad acchiappare al volo l'ultimo treno comodo per andare a casa: sono tutte occasioni mancate davanti alle quali proviamo un senso più o meno acuto di rimpianto, un misto di delusione, amarezza, frustrazione e senso di impotenza. Ci capita non solo quando ci accade di "bucare" il risultato in prima persona, ma anche quando assistiamo al fallimento di un'altra persona. Poco importa se si tratta di un amico o di uno sconosciuto: ad esempio è il meccanismo che entra in azione e che ci porta ad identificarci con i concorrenti di un telequiz, a gioire per le loro risposte esatte o a soffrire per i loro insuccessi, come accade dai tempi di "Lascia o raddoppia" fino ad adesso.

Uno studio italiano di neuroeconomia spiega quali sono le radici biologiche di questi meccanismi di identificazione e del modo in cui viene generato il rimpianto, un sentimento complesso con una forte componente cognitiva. La ricerca, condotta utilizzando la risonanza magnetica funzionale, è stata realizzata dagli scienziati del Cresa (Centro di ricerca di epistemologia sperimentale e applicata) e del Centro di neuroscienze cognitive dell'università Vita-Salute San Raffaele di Milano, in collaborazione con il Dipartimento di neuroscienze dell'università di Parma. Nel corso dello studio, il team ha individuato i meccanismi cerebrali (in gergo tecnico i "correlati neurologici") che ci portano a provare empatia per gioie e dolori altrui. In altre parole, ha fotografato i circuiti responsabili dell'inevitabile "ruminare interiore" in cui la mente scivola quando le cose sarebbero potute andare diversamente. Un tunnel fatto di crucci, di "se" e di "ma".

L'esperimento ha coinvolto 24 persone (12 maschi e 12 femmine) ai quali è stato chiesto di partecipare a una lotteria che avrebbe permesso di vincere o perdere somme reali di denaro. Ciascuno aveva una scelta tra due concorsi distinti a cui prendere parte e partecipava al gioco sia in prima persona, sia come spettatore del gioco altrui. A tutti veniva mostrato poi, oltre all'esito della lotteria prescelta, anche e soprattutto quello del gioco rifiutato. L'obiettivo, infatti, era di innescare un tipo ragionamento "contro fattuale": oltre a vivere il successo o la sconfitta del proprio gioco si trattava di immaginare uno stato di cose alternativo a quello effettivo, ovvero che cosa sarebbe accaduto se la scelta iniziale si fosse focalizzata sulla seconda lotteria possibile. Questa forma di riflessione, unita al senso di responsabilità per la decisione ormai presa, genera a sua volta le emozioni del rimpianto (quando l'esito della lotteria rifiutata è migliore del risultato di quella scelta) o del sollievo, nel caso opposto.

Le analisi hanno infatti permesso di mostrare che il circuito cerebrale alla base dell'esperienza del rimpianto in prima persona (corteccia prefrontale ventromediale, giro del cingolo anteriore e ippocampo) si attiva anche quando sappiamo che il rimpianto è provato da un'altra persona. Spiegano gli autori dello studio: "L'originalità del nuovo esperimento consiste nell'aver individuato le regioni cerebrali che sono attive sia quando si prova rimpianto in prima persona, sia quando si è consapevoli del rimpianto provato da un altro".

"I dati emersi - riferisce Matteo Motterlini, professore ordinario di filosofia all'università Vita-Salute San Raffaele, direttore del Cresa e coautore dello studio - dimostrano che anche un'emozione complessa come il rimpianto, tale cioè da presentare un'originaria natura cognitiva, può 'risuonare' nel cervello di chi la vive in terza persona, riattivando quegli stessi circuiti cerebrali che si attivano quando siamo noi stessi nella condizione di provare rimpianto. Un risultato che mostra quanto sia speciale e complesso il particolare filo che ci lega agli altri, mediante il continuo 'rispecchiarsi' delle loro esperienze nella nostra mente".

Questo studio spiega anche, almeno in parte anche il successo di tante trasmissioni televisive, seguite da milioni di telespettatori, fin dai tempi di "Lascia o raddoppia", che quotidianamente gioiscono dei successi o si disperano per i fallimenti dei loro protagonisti. Spiega l'esperto: "Se ciò accade non è perché siano interessati al destino di qualche sconosciuto, ma perché si rispecchiano in quelle emozioni come fossero le loro". Lo studio e' stato pubblicato sulla rivista specializzata "PLoS ONE, Public Library of Science".


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