4/9/2009

Spazio: ecco perché diventa vitale

E' il cervello a dire:"fatti più in là"

Stare gomito a gomito su un autobus affollato, oppure provare un senso di disagio se, durante una normale conversazione, il nostro interlocutore si fa troppo vicino o allunga una mano per toccarci un braccio. E il disagio diventa ancora maggiore se questa "aggressione" viene da un estraneo o da qualcuno con cui non siamo in confidenza. E' un'esperienza comune e fastidiosa, su cui gli scienziati hanno effettuato alcuni studi, scoprendo che è il nostro cervello a segnalare che qualcuno si sta facendo troppo vicino, e a inviare un segnale di disagio.

Responsabile di questo senso di fastidio, o addirittura di minaccia, è l'area del cervello nota come amigdala, già conosciuta come centro neurale della paura e perché ci aiuta anche a rapportarci con gli altri, riconoscerne i volti e fidarci di loro. La scoperta è di un gruppo di esperti del California Institute of Technology (Caltech) diretti da Ralph Adolphs, i quali hanno pubblicato uno studio in proposito sulla rivista "Nature Neuroscience". Svelare le basi neurologiche dei confini che rapponiamo tra noi e il prossimo è stato possibile studiando il caso di una paziente affetta da  sclerosi multipla, che presentava danni all'amigdala.

Gli esperti inizialmente si erano accorti che la paziente, una donna di 42 anni indicata con il nome SM, non era in grado di riconoscere sul viso di altre persone le espressioni di paura e non era in grado di valutare i casi in cui poteva fidarsi o doveva aver timore di qualcuno. Nello stesso tempo, la donna era troppo invadente nel suo modo di rapportarsi agli altri, con gesti fisici eccessivi. Gli esperti hanno confrontato in un esperimento il suo modo di muoversi con quello di altri venti individui sani: ciascuno doveva camminare, avvicinandosi a uno sperimentatore fino a che non provava fastidio per l'eccessivo contatto. Gli esperti hanno notato che i soggetti sani si fermavano in media a 64 centimetri di distanza dal ricercatore, mentre SM si arrestava a soli 34 centimetri. Gli sperimentatori hanno provato poi ad invertire i ruoli e ad avvicinarsi ai volontari, i quali provavano disagio quando la distanza diventava così ravvicinata. In tutti questi casi la sensazione spiacevole era accompagnata dall'attivazione dell'amigdala.

Dal risultato dell'esperimento gli scienziati hanno concluso che è questa l'area del cervello  che ci dà il senso del nostro spazio personale e ci avverte se qualcuno lo sta violando. Questo non esclude, però, che una certa influenza sulle nostre reazioni alla vicinanza altrui sia esercitata anche da fattori culturali e di provenienza sociale.


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