Ci sono persone che alle sette del mattino sono vispe e scattanti, riposate e al top delle forma e delle energie, ma ci sono anche soggetti ai quali è meglio non rivolgere la parola prima delle 10 del mattino, e possibilmente dopo unp paio di caffè. Questi stessi soggetti, con buona frequenza saranno simpatici e vitali fino a tarda notte, mentre chi appartiene al primo gruppo comincerà a sbadigliare poco dopo la cena. Insomma, ci sono i mattinieri e i nottambuli e non si tratta solo di un fatto di abitudine e di stile di vita, ma di ritmi personali ben precisi che hanno una loro radice nel cervello e nel modo in cui "funziona".
Una ricerca svolta dall'Università' di Alberta, negli Stati Uniti, ha scoperto infatti che ci sono differenze significative tra le capacità celebrali se siamo di quelli che si alzano presto la mattina oppure se amiamo restare alzati fino a tardi la sera. I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista scientifica "Journal of Biological Rhythms", mostrano che l'eccitabilità del cervello ha delle punte massime di attività che decrescono con il tempo, nelle diverse fasi della giornata.

"Abbiamo suddiviso le persone in due gruppi" spiega Dave Collins, neuroscienziato della Facoltà di educazione fisica e ricreazione. "Quelli che si alzano presto e si sentono più in forma di mattina, e quelli che quelli che invece si sentono meglio la sera. Ne abbiamo misurato l'attività celebrale e la forza muscolare. Abbiamo scoperto che per i mattinieri l'eccitabilità celebrale
ha una punta massima alle 9 di mattina, e decresce lentamente con il tempo". Gli esperti hanno anche che la forza muscolare di questi soggetti rimaneva costante. I nottambuli, invece, hanno presentato una situazione del tutto opposta: la loro punta massima di attività si colloca intorno alle 9 di sera, mentre la loro attività e la forza muscolare cresce gradatamente con il passare del tempo.
Dunque dietro alle preferenze di alcuni, vispi e vitali fino a tarda notte, o di altri svegli e arzilli all'alba, ci sono ragioni ben precise e che sarebbe sciocco non assecondare, almeno nei limiti del possibile. Per i ricercatori, questi risultati rappresentano un passo avanti per la comprensione delle funzioni del sistema nervoso e possono essere utili per massimizzare le prestazioni di ogni singolo individuo.
