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Turchia, ordinata la chiusura di 45 giornali, 16 tv e 23 radio

Continua il giro di vite di Ankara sulla stampa. Mercoledì spiccati 47 mandati di arresto per altrettanti giornalisti

Turchia, ordinata la chiusura di 45 giornali, 16 tv e 23 radio

Prosegue la controffensiva del governo di Ankara al fallito golpe del 15 luglio. Dopo militari, docenti e imam, la scure si abbatte sul mondo dei media. Le autorità turche hanno infatti ordinato la chiusura di tre agenzie di stampa, 45 giornali, 16 canali televisivi, 23 emittenti radiofoniche, 15 riviste e 29 case editrici. E' quanto emerge da un decreto pubblicato sulla gazzetta ufficiale.

Ancora un giro di vite sulla stampa, mandato di arresto per 47 giornalisti - Nella giornata di mercoledì sono stati emessi nuovi mandati d'arresto per 47 giornalisti, ex proprio del quotidiano "gulenista" Zaman, il più diffuso nel Paese prima del sequestro di inizio marzo. Tra loro, il celebre editorialista Sahin Alpay, prelevato manette ai polsi dalla sua abitazione nel centro di Istanbul.

Ma della lista fanno parte tanti nomi noti, come quelli degli ex direttori dell'edizione inglese del giornale, Bulent Kenes e Sevgi Akarcesme. Una nuova tornata di giornalisti nel mirino del presidente Recep Tayyip Erdogan, dopo i 42 per cui già lunedì era stato chiesto l'arresto.

Silurati dalle Forze armate 149 generali e ammiragli - Nel decreto presidenziale 1.684 militari, tra cui 149 generali e ammiragli, sono stati silurati dalle Forze armate. Il totale delle persone in manette è salito a 15.846, tra cui 10.012 soldati. Una cifra-monstre che si aggiunge a quella degli oltre 70mila cacciati dalle pubbliche amministrazioni o privati delle licenze lavorative per insegnare.

Da 41 università sono stati rimossi almeno 1.617 dipendenti, mentre 234 sono gli accademici arrestati. Per tutti, l'accusa è di legami con la rete di Fethullah Gulen, considerato da Ankara la mente del golpe.

La conta dei traditori nell'esercito - L'esercito ha intanto completato la conta dei suoi "traditori". Al tentativo di colpo di stato, fanno sapere le Forze armate, hanno partecipato 8.651 "terroristi in divisa", pari all'1,5% di tutto l'esercito. Nelle loro mani, la notte del 15 luglio, c'erano 246 mezzi blindati, tra cui 74 carri armati, 35 aerei di cui 24 caccia da combattimento, 37 elicotteri, 3 navi e 3.992 armi leggere. Un arsenale che secondo Ankara prova la penetrazione e la pericolosità del progetto golpista, poi fallito.

La commissione di inchiesta sul golpe - Mentre prosegue la "caccia ai gulenisti", di cui Ankara ha persino ipotizzato legami con l'Isis, Erdogan continua a tendere la mano all'opposizione parlamentare. Dopo il faccia a faccia di lunedì, il presidente ha fatto sapere di voler ritirare le sue numerose denunce a carico degli altri leader, mentre il Parlamento votava all'unanimità la formazione di una commissione d'inchiesta sul golpe, con rappresentanti di tutti i partiti e il potere di interrogare anche i detenuti.

Un nuovo segnale di unità nazionale contro i militari, destinati a perdere ulteriore potere. La gendarmeria e la guardia costiera saranno poste sotto il controllo del ministero dell'Interno, mentre dal Consiglio militare supremo si attende un massiccio rimpasto ai vertici dell'esercito.

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