FOTO24VIDEO24ComingSoon.itDonneGraziaMeteo.itPeopleTGCOM24
La Diretta

Obama: caos in Libia colpa della Gran Bretagna e della Francia

Il presidente americano mette sotto accusa il premier britannico David Cameron e lʼex presidente francese Nicolas Sarkozy per lʼoperazione nel 2011 contro Gheddafi

Obama: caos in Libia colpa della Gran Bretagna e della Francia

Barack Obama critica David Cameron e Nicolas Sarkozy per l'operazione in Libia contro Gheddafi nel 2011 inserendo, per questo brutto capitolo, Regno Unito e Francia tra gli alleati "scrocconi" degli Usa. Il leader Usa dice che il Paese nordafricano è "nel caos" e definisce un "errore" il suo sostegno all'intervento Nato, dovuto all'erronea convinzione che Londra e Parigi si sarebbero presi una maggiore responsabilità nella gestione post militare.

Ma Cameron, afferma Obama in una intervista all'Atlantic magazine, fu distratto da altre questioni mentre Sarkozy "voleva strombazzare la sua partecipazione alla campagna aerea nonostante il fatto che avevamo spazzato via tutte le difese aeree".

"Quando torno indietro e mi chiedo cosa è andato storto, c'è spazio per le critiche perché avevo più fiducia che gli europei, data la vicinanza alla Libia, investissero nel follow-up (assistenza)".

Obama ritiene che gli Usa abbiano eseguito quel piano "al meglio di quanto potevo aspettarmi: abbiamo ottenuto un mandato Onu, costruito una coalizione, costataci un miliardo di dollari, che non è molto quando affronti operazioni militari. Abbiamo evitato vittime civili su larga scala, prevenuto quello che quasi sicuramente sarebbe stato un conflitto civile prolungato e sanguinario".

"E nonostante tutto ciò, la Libia è un caos", ammette Obama, riconoscendo che il piano di intervento, suggerito dal suo entourage, compresa Hillary Clinton, "non ha funzionato". Gli Usa pagarono l'intervento anche con l'attacco alla loro ambasciata a Bengasi nel quale rimasero uccisi quattro americani, tra cui l'ambasciatore.

I motivi dell'intervento Usa - Ma perché Washington decise di invischiarsi in Libia vista la reticenza del presidente a farsi coinvolgere militarmente quando la sicurezza nazionale non è minacciata direttamente? "L'ordine sociale in Libia era andato in fumo", risponde Obama, facendo riferimento alla situazione di allora. "L'opzione numero uno era non fare nulla e c'era qualcuno nell'amministrazione che disse che non era un nostro problema per quanto la situazione libica fosse tragica. Il modo a cui guardai alla situazione allora fu che sarebbe diventato un nostro problema se fossero esplosi in Libia un caos totale e una guerra civile".

Le divisioni interne nel Paese - Obama punta poi il dito anche contro dinamiche interne alla nazione nordafricana: "Il grado di divisione tribale in Libia si è rivelato maggiore di quanto i nostri analisti si attendessero e la nostra capacità di avere delle strutture in loco per avviare attività di training e per fornire risorse è venuta rapidamente meno". La Libia insomma ha dimostrato come gli Usa debbano evitare il Medio Oriente: "Non dovremmo impegnarci a governare il Medio Oriente e il Nord Africa", ha detto recentemente Obama a un senatore. "Sarebbe un errore di base", ricorda l'Atlantic.

Insomma, gli Usa "non devono essere sempre quelli che stanno in prima linea". E in Libia "l'ironia è che, proprio per evitare che gli Stati europei e arabi ci tirassero per la giacca mentre portavamo avanti la lotta abbiamo insistito che, per definizione," fossero loro a guidare la missione per rimuovere Gheddafi.

Commenti

Commenta
Disclaimer

Grazie per il tuo commento

Sarà pubblicato al più presto sul nostro sito, dopo essere stato visionato dalla redazione

Grazie per il tuo commento

Il commento verrà postato sulla tua timeline Facebook

Regole per i commenti

I commenti in questa pagina vengono controllati

Ti invitiamo ad utilizzare un linguaggio rispettoso e non offensivo, anche per le critiche più aspre


In particolare, durante l'azione di monitoraggio, ci riserviamo il diritto di rimuovere i commenti che:

- Non siano pertinenti ai temi trattati nel sito web e nel programma TV

- Abbiano contenuti volgari, osceni o violenti

- Siano intimidatori o diffamanti verso persone, altri utenti, istituzioni e religioni

- Più in generale violino i diritti di terzi

- Promuovano attività illegali

- Promuovano prodotti o servizi commerciali