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Karadzic condannato: crimini guerra a Sarajevo e genocidio a Srebrenica

I giudici del tribunale internazionale dellʼAja hanno stabilito che lʼex leader dei serbi bosniaci dovrà scontare 40 anni di carcere

Karadzic condannato: crimini guerra a Sarajevo e genocidio a Srebrenica

Il tribunale internazionale dell'Aja ha condannato a 40 anni di carcere l'ex leader politico dei serbi di Bosnia, Radovan Karadzic, per crimini contro l'umanità e crimini di guerra a Sarajevo e in altre località della Bosnia e per il genocidio di Srebrenica. Il leader politico è stato ritenuto colpevole di dieci capi d'accusa dai giudici, che lo hanno invece assolto da una delle due imputazioni per genocidio.

Karadzic è stato ritenuto colpevole per la campagna di bombardamenti e assedio della città di Sarajevo e per questo è stato condannato per crimini contro l'umanità, per omicidio e persecuzione, in sette tra città e villaggi della Bosnia. Si tratta di Bratunac, Prijedor, Foca, Kljuc, Sanski Most, Vlasenica, Zvornik. Non però, in questo caso, per genocidio: nonostante i crimini commessi, i giudici ritengono che non ci fosse l'intenzione di sterminare parzialmente o del tutto le comunità non serbe, e quindi di commettere genocidio. Accusa che gli è invece stata riconosciuta per il massacro di Srebrenica, in cui rimasero uccisi 8mila musulmani.

Nella loro sentenza, i giudici hanno scritto che l'ex leader è "penalmente responsabile" di omicidio, persecuzione e sequestro di ostaggi. E ancora, di attacco contro i civili e di aver terrorizzato Sarajevo nei 44 mesi di assedio della città. Il legale dell'ex leader serbo ha annunciato che presenterà ricorso.

Srebrenica, la pagina più buia del dopoguerra - Il massacro di Srebrenica, avvenuto a luglio del 1995, è la più sanguinosa strage compiuta in Europa dopo la seconda guerra mondiale. Imputate per quella tragedia sono venti persone. Al momento in cui avvenne il massacro a Srebrenica, città a maggioranza musulmana assediata dai serbo-bosniaci e difesa da una zona di sicurezza presidiata dai Caschi blu olandesi, rimanevano 42mila persone, 36mila delle quali erano rifugiati.

Scarsamente armate e senza supporto aereo, le forze Onu si rifugiarono nella vicina base di Potocari, portando con sè una parte della popolazione fuggita dalla città: i rifugiati dentro e fuori dalla base furono però portati via dai serbo-bosniaci a bordo di autobus, e gli uomini divisi dalle donne.

I primi vennero rinchiusi in scuole o magazzini vuoti, portati nei campi, fucilati a piccoli gruppi e seppelliti in fosse comuni. Sulle circa 8mila vittime ne sono state ritrovate e identificate circa 6.600, ma una nuova fossa comune fu scoperta nel 2015.

La comunità internazionale viene spesso accusata di aver abbandonato al suo destino Srebrenica non autorizzando le incursioni aeree richieste dalle autorità bosniache. L'Olanda in particolare viene ritenuta civilmente responsabile dell'uccisione di 300 musulmani che avevano trovato rifugio a Potocari.

Altri tre imputati sotto processo - Già comminate 14 condanne, cinque delle quali per genocidio, mentre altri due processi contro tre imputati sono ancora in corso: tra i principali condannati ci sono Radislav Krstic, il generale che diresse l'attacco contro Srebrenica, primo serbo bosniaco riconosciuto colpevole di complicità in genocidio e condannato a 35 anni di carcere; il generale Zdravko Tolimir, considerato il braccio destro del comandante in capo serbo-bosniaco, Ratko Mladic, condannato all'ergastolo.

Oltre a Karadzic i processi in corso riguardano appunto Ratko Mladic, considerato l'alter ego militare dello stesso Karadzic, e i due principali responsabili dei servizi segreti serbi, Jovica Stanisic e Franko Simatovic, per i quali la Procura dell'Aja ha richiesto la riapertura del procedimento dopo una prima sentenza di assoluzione.

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