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Kabul, donne scendono in piazza contro le molestie e il maschilismo

I diritti civili accordati a chi nasce femmina spesso non vengono riconosciuti nella pratica. Le proteste servono a sensibilizzare la società contro una cultura maschilista che ancora permane in Afghanistan

Kabul, donne scendono in piazza contro le molestie e il maschilismo

La Human Rights Watch ha definito l'Afghanistan come il posto peggiore al mondo per essere una donna. Solo nel 2015, in 120 si sono date fuoco dopo aver subito violenze. Ora le afgane scendono in piazza per far valere i propri diritti. Sabato 14 aprile è stata lanciata una campagna per dire "no" ad ogni tipo di molestie e per richiamare l’attenzione sulla disparità di genere. E' partita da Kabul, ma toccherà le maggiori città del Paese.

Parte dalla capitale "La tradizione, la cultura e la società dominata dal pensiero maschile hanno facilitato le molestie nei confronti delle donne, che in molti casi tollerano in silenzio", ha detto Fariha Isaar, una delle organizzatrici della protesta. La campagna per sensibilizzare il Paese su questo tema è iniziata il 14 aprile a Kabul, la capitale dell'Afghanistan, ma toccherà presto anche altre città come Herat e Mazar-e-Sharif, il terzo e il quarto maggiore centro urbano della nazione. Il rettore dell'università di Kabul, Hamidullah Farooqi, ha specificato che la mobilitazione non ha assunto alcun colore politico: "Siamo felici che questa idea sia nata dalla società civile, da organizzazioni umanitarie e da istituzioni scolastiche e accademiche. E' una questione importante per la società", ha detto a TOLOnews, sito afgano di informazione in inglese. Il ministero della Giustizia ha assicurato che in questi mesi più di 75.000 persone sono state informate della campagna e incoraggiate a mobilitarsi contro le molestie e gli abusi nei confronti delle donne e per difendere i loro diritti. TOLOnews riporta che anche alcuni uomini si sono uniti alla manifestazione.

I diritti ci sono, ma solo in teoriaI talebani, che per più di 10 anni hanno occupato l'Afghanistan, avevano imposto una sharia (la legge islamica) molto rigida, riducendo i diritti civili di tutti, ma in particolare delle donne. Non potevano andare a scuola, lavorare o uscire di casa se non accompagnate da un parente uomo. Con la cacciata dei talebani la situazione è migliorata. Le donne sono tornate a studiare e a costruirsi una carriera. Ci sono poliziotte, dottoresse e ingegneri femmine. Molti diritti però non sono ancora applicati nella pratica. Un esempio è quello del divorzio: legalmente la moglie può richiederlo, ma in pochissimi casi ed è molto difficile trovare prove che convincano il giudice. In caso di violenza, poi, le vittime non vengono quasi mai prese sul serio, né dalla famiglia né dalle forze dell'ordine. Se a questo si aggiunge un tasso di analfabetismo femminile ancora molto alto, si può capire quanto sia difficile per una donna essere autonoma in Afghanistan, una Paese in cui se una ragazza si mostra indipendente e sicura di sé, è etichettata come "immorale".

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