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3/12/2002

Saddam, biografia di un dittatore

Un regime che dura ormai da 23 anni

Saddam Hussein nasce nel piccolo villaggio di Al Awja, vicino alla città di Tikrit, il 28 aprile del 1937. Mentre è ancora in fasce il padre sparisce dalla famiglia e Saddam non lo conoscerà mai. Il suo nuovo patrigno è un uomo violento che maltratta il piccolo Saddam per tutta l'infanzia. A 10 anni Saddam va a vivere nella capitale Baghdad, in casa dello zio Khairallah Tulfah. E' qui che crescendo si avvicina ai politici rivoluzionari che si battono contro il regime del dittatore Abdul Karim Qassim, allora primo ministro della repubblica dopo il sanguinoso golpe del luglio 1958 ai danni del re Faisal II. Il governo di Qassim aveva instaurato una ditatura militare di tipo nazionalista, antioccidentale e filosovietica, allo stesso tempo nemica dichiarata del Baath.

Nel 1957 Saddam entra nel Partito della Rinascita Araba Socialista (Baath). E' durante questa militanza che gli viene ordinato, insieme ad un gruppo d'assalto, di assassinare il generale Qassim. Il 7 ottobre 1959 il commando di Saddam organizza un'imboscata a Qassim, che però non ebbe successo. Saddam fugge dal Paese, rifugiandosi prima in Siria, poi in Egitto, dove rimane per 3 anni, con una sentenza di morte che gli pende sul capo.

Nel febbraio 1963 Qassim viene spodestato e ucciso  in un golpe del Baath diretto dal colonnello Ahmed Hassan al-Bakr. Il leader è imparentato con Saddam, che torna in Iraq da eroe e inizia la scalata ai vertici del partito e della nomenclatura dittatoriale. Nel '69 è nominato prima vicepresidente del Consiglio del Comando rivoluzionario, poi vicepresidente della repubblica.

Dieci anni dopo è la consacrazione: il 16 luglio 1979 Saddam diviene presidente della repubblica, presidente del Cmr, primo ministro, segretario generale del Baath e comandante in capo delle forze armate. (Nonostante non avesse mai avuto una formazione militare Saddam esibiva dal '73 i gradi di tenente e dal '76 di generale).

Appoggiato da familiari e amici stretti e ricorrendo alla sistematica eliminazione fisica degli oppositori, Saddam instaura una ferrea dittatura personale e si prepara a realizzare il progetto di portare l'Iraq alla guida degli stati arabi, puntando molto sulle sue doti di grande comunicatore. La sua intuizione è che solo una grande modernizzazione del Paese e l'amicizia del mondo occidentale può consegnare all'Iraq la supremazia nella regione. Così arrivano forti investimenti per migliorare l'agricoltura, la nazionalizzazione del petrolio e  uno sforzo incredibile per la creazione di una forza militare pari a quella israeliana.

Intanto la minaccia rappresentata dal regime fondamentalista islamico di Teheran e le accuse iraniane ai danni del regime "empio" di Baghdad mettono in ansia Saddam, che teme una rivolta degli sciiti iracheni. La mossa successiva sarà la guerra. Il 23 settembre 1980 le truppe irachene invadono in più punti il territorio iraniano. L'idea di Saddam è quella di una guerra lampo che abbatta il regime  islamico e porti a un trattato di pace vantaggioso per l'Iraq, che ampli gli sbocchi iracheni al Golfo.

Le cose però non vanno così: dopo otto anni di sanguinosissimi combattimenti e perdite economiche  astronomiche il 20 agosto '88 si firma un cessate il fuoco stabilito dall'Onu, che lascia le cose esattamente come stavano prima della guerra, che miete un milione di vittime. Nonostante questo il regime fa credere al popolo che la grande battaglia contro gli eretici iraniani è vinta e le strade di Baghdad acclamano Saddam come il grande condottiero vincitore.

Per sostenere lo sforzo bellico in realtà l’Iraq si è indebitato in maniera pesantissima con tutti i “fratelli” arabi e Saddam decide che l’unica maniera di uscire da questa empasse economica è allungare le proprie mire proprio su uno degli Stati che economicamente l’avevano sostenuto e che ora pretendevano la restituzione dei soldi: il Kuwait.

Il 2 agosto del 1990 il mondo attonito assiste all’ingresso delle truppe di Saddam a Kuwait City. La comunità internazionale condanna all’unanimità l'aggressione e si profila un intervento militare  americano. Più di trenta Paesi formano un’alleanza che il 17 gennaio 1991 sferra l’attacco a Baghdad: è iniziata l'operazione Desert Storm. La sconfitta è rapida e Saddam è costretto ad una resa incondizionata, ma ancora una volta il raìs racconta al suo popolo che si è trattato di una vittoria e che il nemico americano è stato fermato prima di entrare a Baghdad.

L'immagine del Saddam vincitore e il culto della personalità sopravvivono anche a questa catastrofe. La testimonianza più lampante viene dalle ultime elezioni presidenziali del 2002, in cui Saddam ha fatto il pieno in tutti i sensi: il 100% degli aventi diritto ha votato interamente per lui.