Sajjad Ghaderzadeh, il figlio di Sakineh Mohammadi Ashtiani, si appella al Papa e al governo italiano per fermare l'esecuzione della madre. "Mi appello a tutti gli italiani - dice - ma soprattutto al loro governo e al premier Berlusconi". Poi si rivolge al pontefice: "Esorto Benedetto XVI a intervenire per salvare mia madre". L'ex avvocato della donna ha poi smentito la notizia dell'esecuzione della sentenza delle frustate.

L'appello - Tramite Aki-AdnKronos International, quindi, Sajjad Ghaderzadeh, il figlio di Sakineh Mohammadi Ashtiani, si appella al Papa e al governo italiano per fermare l'esecuzione della madre. "Mi appello a tutti gli italiani - dice contattato telefonicamente - ma soprattutto al loro governo e al premier Silvio Berlusconi". Poi si rivolge al pontefice: "Esorto il capo della Chiesa, papa Benedetto XVI, a intervenire per salvare la vita di mia madre", per fermare le "atrocita' ingiustificate" a cui e' sottoposta. Per Sajjad, l'unica speranza di fermare l'esecuzione e' proprio la mobilitazione internazionale, le voci come quella della 'premiere dame' di Francia, Carla Bruni, o del calciatore italiano Francesco Totti, che ha aderito alla campagna di AKI contro la lapidazione di Sakineh, producendo una grande eco in Iran.
Smenita l'esecuzione della sentenza - La nuova condanna a 99 frustate inflitta a Sakineh Mohammadi Ashtiani in seguito alla pubblicazione sul giornale britannico 'The Times' della foto di una donna senza velo erroneamente attribuita a lei, "non è stata ancora eseguita". Lo riferisce Mohammad Mostafaei, ex avvocato della donna condannata alla lapidazione, ora fuggito in Norvegia per evitare eventuali ritorsioni del governo di Teheran. "Sono in costante contatto con i legali che si occupano del caso di Sakineh e, dopo averli sentiti questa mattina, non mi risulta che ci sia stata alcuna punizione" nei confronti dell'iraniana.
La paura - Sajjad si è anche detto molto preoccupato per la sua vita e per quella di sua sorella: "Ho paura per me, ma soprattutto per mia sorella - si è sfogato il 22enne -. Entrambi abbiamo ricevuto in questi giorni diverse telefonate dal ministero iraniano dell'Intelligence, che ci chiedeva di presentarci presso la sede di Tabriz (la citta' in cui vive la famiglia, ndr). Per ora ci siamo rifiutati di presentarci perche' abbiamo paura, non sappiamo cosa ci vogliano fare, cosa stiano programmando contro me e mia sorella". E' proprio la sorella minore a preoccupare maggiormente Sajjad. "Io di giorno lavoro - spiega il giovane, che e' controllore sui trasporti pubblici - e lei resta sola in casa per quasi tutta la giornata. Ogni volta che esco penso a lei e spero che non le succeda qualcosa di brutto".
L'avvocato: "Esecuzione possibile in ogni momento" - L'esecuzione di Sakineh potrebbe essere "questione di ore". E' questo l'allarme lanciato dall'avvocato della donna, Javid Houtan Kian. "Il mio ricorso alla Corte Suprema non e' stato ancora formalmente accolto - ha spiegato - e per questo motivo l'autorita' giudiziaria ha il potere di rendere esecutiva in ogni istante la condanna a morte per lapidazione. Temiamo che questo possa avvenire a breve - ribadisce - Per questo siamo molto preoccupati".
Il Vaticano: "Caso seguito con attenzione" - La Santa Sede sta "seguendo da giorni con molta attenzione quanto sta avvenendo in Iran a proposito del caso di Sakineh Mohammadi Ashtiani", la donna detenuta che rischia la lapidazione e che, secondo quanto ha riferito, e' sottoposta a torture fisiche e psicologiche. "La Santa Sede - spiegano in Vaticano - conferma la propria contrarieta' alla pena di morte, quindi anche in questo caso". Nei sacri palazzi, data la delicatezza della situazione si sta valutando se intervenire in modo ancora piu' esplicito sulla questione.
Ultimo aggiornamento ore 15:09
