29/11/2009

Svizzera, referendum sui minareti

Proposta di vietare nuove costruzioni

Giornata di referendum in Svizzera, dove i cittadini sono chiamati a esprimere le loro preferenze sul divieto di costruire nuovi minareti e di esportare armi. Entrambi i referendum, secondo i sondaggi, sembrano però destinati alla bocciatura. Negli ultimi mesi non sono mancati dibattiti e polemiche su due temi delicati e con forti ripercussioni a livello sociale della Confederazione.

Il referendum più "scottante" riguarda la proposta di vietare l'edificazione di altri minareti oltre ai quattro già esistenti sul territorio elvetico. L'iniziativa, promossa da parlamentari dell'estrema destra (Udc e Udf), è riuscita a raccogliere le 100mila firme minime necessarie per essere sottoposta a referendum. Trattandosi di una modifica costituzionale, per la sua approvazione sarà necessaria la doppia maggioranza del popolo e dei cantoni.

Il comitato sostiene che il minareto quale edificio "non ha alcun carattere religioso" ma è piuttosto "un simbolo di un imperialismo politico-religioso. Tanto il governo che la maggioranza dei parlamentari si sono detti contrari all'iniziativa e ritengono invece che un simile divieto non possa che esacerbare le relazioni con la comunità islamica presente nel Paese, tra le 350 e le 400mila persone.

L'altro referendum riguarda le esportazioni di armi, un argomento sul quale gli svizzeri sono stati chiamati già due volte ad esprimersi, bocciando la proposta di vietarlo, l'ultima volta nel 1997 con il 77,5% dei voti.

Ma nel 2005, la pubblicazione delle statistiche sulle esportazioni di materiale bellico ha riacceso il dibattito. Il Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE) ha denunciato il fatto che fra i principali destinatari vi fossero paesi in situazioni di crisi o di conflitto, quali l'Iraq, il Pakistan e l'India.

Il testo prevede che la Confederazione sostenga e promuova gli sforzi internazionali nel campo del disarmo e del controllo degli armamenti. Quindi sancisce il divieto di esportazione e di transito attraverso la Svizzera di materiale bellico, comprese le tecnologie che possono servire alla produzione di armamenti.

Secondo le statistiche della Segreteria di Stato dell'economia (SECO), l'anno scorso la Svizzera ha esportato materiale bellico in 72 paesi per un totale di quasi 722 milioni di franchi. Le esportazioni di materiale bellico nel 2008 costituivano lo 0,33% del volume complessivo delle esportazioni svizzeri.

Ultimo aggiornamento ore 11:11


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COMMENTI

30/11/09

max

esempio di civiltà e democrazia.Cosa contestare?
30/11/09

Alex

La pluralità dell'attività posta in essere da Dell'Utri,per la rilevanza causale espressa, ha costituito un concreto,volontario, consapevole, specifico e prezioso contributo al mantenimento,consolidamento e rafforzamento di Cosa nostra, alla quale è stata,tra l'altro offerta l'opportunità,sempre con la mediazione di Dell'Utri,di entrare in contatto con importanti ambienti dell'economia e della finanza,così agevolandola nel perseguimento dei suoi fini illeciti,sia meramente economici che politici
29/11/09

Sergio

Giustissimo,gli islamici dovrebbero battersi contro le atrocità che i loro simili stanno perpetrando in tutto il mondo conto i cristiani,case bruciate,persone decapitate,ecc.
Nello stato civile vige il DIRITTO DI RECIPROCITA'quando vedrò sorgere chiese cristiane sui loro territori sarò d'accordo alla costruzione di Minareti e Moschee...praticamente..MAI.
29/11/09

dario

e ancora la svizzera è avanti rispetto a noi....un giorno ci pentiremo di avere un'Italia così multietnica fatta di malviventi e terroristi...forza la Destra!!!!