Secondo i sondaggi di Fox News, l'ex governatore dell'Arkansas Mike Huckabee ha conquistato i 39 delegati del caucus in Kansas. Il ministro battista, che punta tutto sull'elettorato conservatore, si è conquistato l'elettorato repubblicano in quattro stati del Sud. In testa rimane ancora il senatore John McCain dopo l'autoesclusione di Mitt Romney. Huckabee rimane dunque l'unico antagonista di McCain ma a grande distanza: 181 delegati contro 714.
Il Kansas ha risposto un no chiaro e tondo al senatore dell'Arizona John McCain, candidato repubblicano in pectore in vista delle presidenziali di novembre. I caucus repubblicani hanno dato una netta quanto sorprendente vittoria all'outsider Mike Huckabee, ex governatore dell'Arkansas ed ex pastore battista, l'ultimo beniamino della destra del partito dopo l'uscita di scena di Mitt Romney. Il margine di vantaggio di Huckabee su McCain, con il 76 per cento dei voti scrutinati, è incolmabile, 40 punti percentuali.
Abbastanza per la certezza della sua vittoria. Nello Stato sono in palio 36 delegati. 24 vengono assegnati al vincitore, altri 12 con il sistema proporzionale sulla base del risultato nei singoli collegi. La campagna elettorale di Huckabee stima di averne vinto un totale di 34 su 36. Con tre quarti dei voti scrutinati, Huckabee ha il 62 per cento dei voti, McCain il 22 per cento, terzo il deputato repubblicano del Texas Ron Paul, all'11 per cento.
Caos tra democratici, sotto accusa il sistema del caucus
C'è chi dà Hillary Clinton solo due punti davanti a Barack Obama o chi dà il senatore dell'Illinois in vantaggio. L'unica certezza è che nessuno a partire dal Partito democratico può dire con esattezza quanti delegati abbiano rispettivamente conquistato i due sfidanti. Il New York Times ha individuato il colpevole: l'astruso e macchinoso sistema di voto dei caucus che non si esaurisce nel giorno del voto.
Il problema è che il risultato dei singoli caucus a livello locale deve essere confermato poi a livello di contea, di distretto e infine a livello di Stato. Basta considerare l'Iowa, il primo Stato dove si è votato il 3 gennaio scorso. Malgrado Obama abbia raccolto il maggior numero di voti ancora oggi non si sa quanti delegati gli spettino: solo il 15 marzo si riuniranno i caucus di contea, il 26 aprile quelli distrettuali e solo il 14 giugno si avrà il responso finale.
Questo intoppo si ripete in Alaska, Colorado, Idaho, Nevada e North Dakota. Tutti caucus dove si è finora votato e in cui c'è un vincente, ma in cui bisogna aspettare la fine del processo, bollato come "bizantino" dal Nyt, per verificare la conta proporzionale dei delegati. Ancora più incerta la divisione dei superdelegati, i membri del Congresso, i governatori e i capi del partito a livello locale. Dei 796 superdelegati sui 4.049 che in totale a fine agosto sceglieranno a Denver il candidato democratico, solo 303 si sono espressi pubblicamente a favore di Hillary (204) e di Obama (99).

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