7/2/2008

Romney sospende campagna elettorale

Voto Usa, McCain attacca i democratici

Il ritiro del miliardario mormone Mitt Romney dalla corsa repubblicana alla Casa Bianca ha lasciato campo libero al senatore John McCain che ne ha subito approfittato attaccando a zero i due candidati democratici ancora in lizza. Romney si è ritirato dopo i risultati negativi del Super Martedì. Così McCain, che non ha più rivali interni, ha aperto di fatto la campagna elettorale contro i democratici.

Il senatore ha accusato Hillary Clinton e Barack Obama di voler aumentare le tasse, alzare bandiera bianca in Iraq e sabotare la sicurezza americana. McCain ha detto che Obama e la Clinton intendono "aumentare le tasse mentre io voglio ridurle", "vogliono ritirare in modo scriteriato le nostre truppe dall'Iraq" e intendono "danneggiare in modo vergognoso la nostra sicurezza nazionale bloccando il prolungamento" della legge sulle intercettazioni telefoniche negli Usa.

In precedenza Romney aveva spiegato il suo ritiro con la necessità' di non dividere ulteriormente i repubblicani e cominciare invece subito una campagna nazionale contro i democratici. Adesso solo l'ex-predicatore Mike Huckabee è rimasto in campo contro il senatore McCain, ma la sua è diventata a questo punto solo una azione di disturbo.
  
La decisione di Romney, che ha investito decine di milioni di dollari del suo patrimonio personale nella campagna, è giunta dopo una analisi approfondita da parte dell'uomo d'affari dei risultati del Super Martedì, dove McCain ha conquistato più Stati di tutti tra i repubblicani e dove il sud ha votato in massa per Huckabee.

Romney ha spiegato che "andando avanti con la mia campagna, in fondo fino alla convention, sarebbe un vantaggio per i senatori Hillary Clinton e Barack Obama perché ritarderei il lancio della nostra campagna nazionale". "In un momento in cui la nostra nazione è in guerra - ha detto Romney - non posso consentire che la mia campagna possa aiutare coloro che vogliono arrendersi al terrorismo". Il miliardario mormone ha accusato la Clinton ed Obama di voler alzare bandiera bianca in Iraq davanti al terrorismo. "Non è stata una decisione facile perché odio perdere - ha detto Romney - Avevo deciso di candidarmi per amore del mio paese, ma proprio per lo stesso motivo devo adesso farmi da parte, nell'interesse del nostro partito e del nostro paese".

Romney aveva conquistato finora poco meno di 300 delegati, contro i circa 700 di McCain, e la decisione di sospendere la campagna, anziché ritirarsi, gli consentirà di mantenere il controllo dei suoi delegati fino alla convention repubblicana dell'estate prossima, usando questo controllo come arma di scambio.

Per McCain resta il fatto, confermato dal Super Martedì, che gran parte della base del suo partito non si riconosce nelle sue idee e che lo stesso establishment repubblicano deve fare adesso buon viso a cattivo gioco nei riguardi della sua ormai certa vittoria. Il problema d'immagine di McCain nasce da prese di posizione come quella sulla riforma dell'immigrazione: giudicata dai conservatori troppo generosa nei confronti degli immigrati clandestini. La reazione negativa del suo partito alla proposta di legge ha fatto nascere il nomignolo dispregiativo di "Amnesty Joe"  all'indirizzo di Mccain ed ha costretto l'eroe del Vietnam ad una correzione di rotta assicurando che tale legge scatterebbe solo dopo la garanzia che i confini Usa sono super protetti.

Il pubblico conservatore ha protestato quando McCain - che aveva aperto il discorso dicendo di "essere orgoglioso di essere un conservatore" - ha cominciato a parlare di immigrazione. Ma le difficoltà che McCain sta incontrando all'interno del suo partito per la sua immagine di moderato si trasformeranno in vantaggi quando la campagna repubblicana sarà lanciata contro il candidato democratico e McCain avrà più possibilita' di conquistare voti indipendenti o di democratici non entusiasti del loro candidato.

Lo staff della Clinton lavorerà gratis
La macchina elettorale dei Clinton si è inceppata al tal punto per la mancanza di fondi che alcuni componenti dello staff di Hillary hanno deciso di lavorare gratis per il mese di febbraio. Il direttore delle Comunicazioni, Howard Wolfson, ha definito la scelta "una dimostrazione di solidarietà" nei confronti della candidata alla nomination democratica.

Tra coloro che hanno rinunciato allo stipendio, tutti collaboratori di lunga data dell'ex First Lady, vi è la manager della campagna elettorale, Patti Solis Doyle, la quale ha spiegato all'Abc di essersi offerta volontariamente di lavorare gratis. Di fronte all'enorme somma (32 milioni di dollari) raccolta dal rivale Barack Obama a gennaio, la senatrice di New York ha dovuto sborsare di tasca propria 5 milioni di dollari nel primo mese dell'anno (da aggiungere ai 13,5 milioni raccolti). Poco prima del suo ritiro, dopo il crollo nelle primarie in Florida, anche il candidato alla nomination repubblicana Rudy Giuliani aveva chiesto allo staff di lavorare senza stipendio