12/8/2007

Hacker entrano nel sito dell'Onu

Protesta contro politica Usa e Israele

Tre hacker hanno sabotato il sito delle Nazioni Unite: i pirati informatici si sono introdotti nella pagina web e hanno inserito un messaggio di protesta contro la politica Usa e israeliana in Medio Oriente. E così in un inglese approssimativo hanno lanciato un appello: "Questa è una CyberProtesta: Israele e Stati Uniti non uccidete i bambini e l'altra gente. Pace per sempre. No alla guerra".

La "cyber-protesta" contro Israele e Stati Uniti  ha fatto il giro del mondo grazie all' abilità di tre hackers che sono riusciti a penetrare nella pagina web dell'Onu e a infilare nella sezione dedicata alle ultime dichiarazioni di Ban Ki-Moon il loro appello con tanto di firma: "Sabotato da Kerem125, M0sted e Gsy'', si legge infatti dopo la frase ripetuta quattro volte.

L' assalto informatico è solo l'ultima 'beffa' messa a segno dai temutissimi hackers, che se stavolta si sono limitati a lanciare un innocuo appello, nell'ultimo decennio sono riusciti a penetrare spazi informatici ben più protetti del sito internet delle Nazioni Unite. A parte i pirati che fanno impazzire banche e risparmiatori sottraendo codici di carte di credito a cittadini ignari (due diciottenni gallesi nel 2000 sostennero addirittura di essersi impossessati del codice della carta American Express di Bill Gates), la cronaca degli ultimi anni è piena di veri e propri geni dell'informatica.

Spesso sono riusciti con un semplice computer tra le mani a decrittare i codici d'accesso di dominii internet all'apparenza inaccessibili e a navigare indisturbati tra informazioni riservatissime e segreti militari. Soprattutto, è ovvio, quelli a stelle e strisce. E' il caso, ad esempio, di un hacker britannico di 40 anni che nel 2002 è stato arrestato nel suo appartamentino di Londra da dove aveva compiuto quello che gli esperti ancora ricordano come ''il più grande colpo di pirateria informatica su un sistema militare di tutti i tempi''. Gary McKinnon, in cerca di prove sull'esistenza degli Ufo, era riuscito infatti a introdursi - ben dopo l'11 settembre e il conseguente inasprimento delle misure di sicurezza - nel sistema informatico della Nasa, del Pentagono, oltre che dell'esercito, della marina e delle forze aeree statunitensi. Documenti sugli 'omini verdi' pare non ne abbia trovati, ma il suo blitz dimostrò quanto ancora erano vulnerabili sistemi che invece sarebbero dovuti essere inattaccabili.

Il suo non rimase affatto un caso isolato. Se gia' nel 1998 un tale era riuscito ad infilarsi nel 'Defense Information System Network', cuore informatico del Pentagono che controlla i satelliti militari Usa, indispensabili per i lanci di missili e i movimenti di truppe a terra, nel 2005 un sedicenne svedese - nome d'arte 'Stakkato' - riusci' a emulare le prodezze di McKinnon, violando di nuovo informazioni riservate di molte agenzie federali americane e gettando per un anno nel panico gli strapagati addetti alla sicurezza informatica. Ma la pirateria informatica non sempre e' stata lo spauracchio degli Stati Uniti.

La Cia, ad esempio, assoldò hackers durante la campagna Nato contro la Serbia per una vera e propria 'cyber-guerra' contro Slobodan Milosevic. Mentre i caccia alleati bombardavano Belgrado, pirati cercarono di penetrare i segreti militari nemici usando la rete e arrivando persino a colpire i conti bancari personali del leader serbo. E sempre per restare in tema, un giornalista americano con abilità da hacker riuscì nel 2002 a leggere la posta elettronica di Saddam trovandoci cacciatori d'autografi, proposte d'affari, messaggi di solidarieta' e missive oscene. Nessun segreto, ma fece sapere che nonostante il divieto della Casa Bianca che gia' preparava l'invasione dell'Iraq, diverse compagnie americane scrivevano all'allora Rais per proporre ''miglioramenti tecnologici'' e affini. Offerte che furono bollate come un autentico ''tradimento'' dall'amministrazione Bush.