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14/7/2007

Cina, chiude Starbucks più odiato

Dopo sette anni nella "Città Proibita"

Il caffé della catena statunitense Starbucks costruito all'interno della "Città Proibita" a Pechino ha gettato la spugna e ha chiuso i battenti. Il tutto dopo sette anni vissuti tra mille polemiche per aver sfidato il cuore sacro della storia cinese. L'opposizione a tale simbolo del consumismo occidentale era montata contestualmente all'apertura nel 2000 e ora le autorità museali hanno revocato la licenza al locale.

Negli ultimi anni lo Starbucks aveva deciso che per sopravvivere avrebbe dovuto abbassare il profilo e aveva perciò tolto le sgargianti insegne. Ma negli ultimi mesi l'onda della protesta era risalita, dopo che un anchorman televisivo aveva detto che il caffé-fast food ''calpestava la cultura cinese''.

Recentemente Starbucks aveva anche offerto di cedere in franchising parte dell'attività per servire bevande e caffé cinese accanto ai prodotti-marchio della multinazionale Usa, che ha oltre 3.000 esercizi in tutto il pianeta 239 dei quali nella sola Cina. Il marchio sarebbe stato rimosso dall'esterno a favore di un modesto ''Coffee Shop''. Niente da fare.

L'offerta non ha incontrato la domanda e ora si chiude: le finestre sono state coperte di giornali mentre gli operai hanno cominciato a smantellare l'interno per trasformarlo in un negozio di souvenir.