Primarie Usa iniziano sul Web
Mattia Miani su Il Riformista
Manca un anno al primo voto (i caucus in Iowa) e due anni all'inaugurazione della prossima presidenza degli Stati Uniti d'America, ma la corsa alla nomination per le presidenziali si è già fatta intensa, con almeno otto democratici e un manipolo di repubblicani già scesi in campo. Nessuno vuole commettere l'errore del generale Clark che aspettò nel 2004 l'ultimo momento per dichiararsi e si trovò poi impreparato. E per iniziare la lunga campagna, il mezzo di comunicazione prescelto è stato regolarmente Internet.
È il caso del senatore Barack Obama, che ha lanciato la sua candidatura - in realtà, tecnicamente, il suo comitato esplorativo - con un video visibile al sito www.barackobama.com (il senatore ha già anche on line il sito per la rielezione al senato nel 2010, www.obama2010.us: evidentemente non si sa mai). C'è perfino chi ha deciso di lanciare la sua candidatura con un video su YouTube: lo ha fatto John Edwards, già vice dello sconfitto Kerry, in un video che lo riprende a New Orleans, dove sta contribuendo a ricostruire una casa distrutta da Katrina. E poi ovviamente il caso eccellente è rappresentato da Hillary Clinton. Anche la ex first lady e senatrice di New York ha scelto il web: HillaryClinton.com è l'indirizzo dove ha pubblicato il suo discorso di lancio. L'utilizzo di Internet in questa fase delle primarie è significativo perché mostra come la politica cerchidi rifuggire gli spazi mediati dai giornalisti sempre più ostili (un annuncio video su web non ammette confutazioni, almeno all'inizio...) a favore dello spazio autonomo rappresentato dalla rete.
Non è la prima volta che i candidati scelgono il web per i loro annunci invece della classica conferenza stampa. Il 16 marzo 1999, Forbes annunciò la sua candidatura on-line, con testo, audio e video dell'evento. Nel comunicato stampa si leggeva che in questo modo Forbes era «il primo candidato presidenziale nella storia degli Usa a annunciare la sua campagna su Internet». In realtà, Lamar Alexander aveva creato un precedente annunciando la propria candidatura nel 1996 in una chat su America On Line. Anche Al Gore nel 2000 annunciò la candidatura in un webcast, ma solo in aprile.
Tuttavia in questo round politico c'è qualcosa di nuovo. Internet non è solo strumento di pubblicazione di contenuti, ma anche di partecipazione. Seguendo lo stesso metodo di campagna basata sul dialogo con cui sei anni fa persuase a votarla gli elettori dello Stato di New York, Hillary Clinton invita ad aprire un dibattito con lei sui maggiori temi - salute, sicurezza sociale, assicurazione malattia, la guerra in Iraq - in vista del voto e per farlo progetta di aprire delle chat online con i potenziali elettori.
Che Internet sia il nuovo spazio privilegiato della comunicazione politica americana, almeno in questa fase, lo dimostrano anche altri episodi. Che dire infatti del video di un dibattito con Mitt Romney, candidato repubblicano, che lo ritrae nel 1994 in dichiarazioni a favore dell'aborto? Un documento imbarazzante per chi aspira oggi alla leadership repubblicana e a cui Romney risponde in un intervista al Glenn and Helen Show, un "podcast", ossia una trasmissione audio diffusa su Internet.
E poi c'è Moveon.org, autentico partito mediale che continua a organizzare i suoi membri on line. La sua ultima iniziativa: uno spot di trenta secondi contro il senatore McCain, che si addita come il responsabile dell'escalation militare americana in Iraq (evidentemente ci si sta mettendo avanti con il lavoro, dato che proprio McCain è tra i favoriti in casa repubblicana).
Come già accadde nel 2004 con Howard Dean, la rete nella fase delle pre-primarie è un'arma molto potente, in grado di democratizzare l'accesso alla elezioni, dal momento che richiede spese molto inferiori rispetto all'acquisto di spazi televisivi e consente di costituire reti di volontari quasi dal nulla. Ma attenzione. Internet è davvero fondamentale in queste prime fasi della campagna, dove l'obiettivo è acquisire notorietà e costruire una rete di sostenitori. Quando la gara si farà nazionale, il conto in banca del candidato e il sostegno del partito torneranno a contare come dimostrò il successo inaspettato di Kerry nelle primarie del 2004.

