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14/7/2006

Foto Diana, "Stupito da clamore"

Direttore "Chi" risponde a polemiche

In relazione alle polemiche esplose sulla stampa inglese dopo la pubblicazione su "Chi" della foto morente in copertina di Lady Diana, Umberto Brindani, direttore del settimanale, ha inviato un comunicato spiegando le ragioni della sua scelta.

"Sono stupito dal clamore che ad arte si vuole creare in Gran Bretagna intorno alla pubblicazione, da parte di "Chi" di alcuni documenti mai visti prima sul caso di Lady Diana. Tutti i documenti inediti, compresa l'ultima foto della principessa, sono tratti dal dossier dell'inchiesta criminale (chiusasi anni fa) della magistratura francese. La foto fa parte dunque di atti ufficiali. Questa foto è già in sé una notizia, poiché da anni se ne discuteva e circolavano su Internet e altri media immagini false o falsificate: ora, con la sua pubblicazione, se non altro si pone fine alle speculazioni. La fotografia, inoltre, non è brutale né offensiva, non è morbosa né scioccante, direi anzi che è toccante e tenera, e ritengo che in nessun modo manchi di rispetto alla persona della principessa Diana o alla sensibilità dei suoi familiari e dei lettori in generale. Pubblicandola, insieme agli altri documenti, non abbiamo fatto altro che esercitare correttamente (e doverosamente) il diritto di cronaca. Ma c'è di più. Sul caso esistono almeno due verità: incidente o complotto. La tesi francese, che "Chi" documenta, propende per l'incidente. E' in corso una nuova inchiesta, quella inglese, di cui ovviamente non si conoscono i risultati. Alcuni, nel Regno Unito, parlano apertamente di cospirazione. Tra loro, Mohamed Al Fayed, il padre di Dodi, morto insieme a Diana a Parigi, che ha accusato esplicitamente (fra l'altro, proprio in una intervista pubblicata alla fine di febbraio da "Chi") alcuni membri della famiglia reale di assassinio. E' comprensibile, ma non giustificabile, che ora Al Fayed attacchi la libera stampa quando espone tesi contrarie alle sue. Io, al contrario, ritengo che vada difeso e reso pubblico ogni elemento, fotografie comprese, che consenta di avvicinarci un po' di più alla verità, qualunque essa sia, di una vicenda che ha scosso e commosso il mondo intero. Ecco perché, pur comprendendo e condividendo il disagio manifestato dai principi William e Harry, i figli di Diana, penso che sia nell'interesse di tutti cercare di saperne di più su ciò che è veramente successo nel tunnel dell'Alma. Infine, devo notare che fa specie che a gridare allo scandalo siano proprio alcuni tabloid inglesi che, prima e dopo la morte della principessa, non hanno esitato a gettare fango su di lei utilizzando intercettazioni, registrazioni di conversazioni private, episodi di dubbio gusto, e valanghe di rivelazioni prezzolate su presunti amanti (l'ultimo caso, proprio in questi giorni). Evidentemente, più della ricerca e del rispetto della verità, a volte pesa l'invidia professionale o interessi che con il diritto di cronaca non hanno nulla a che fare".