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27/4/2006

Bomba Nassiriya, Cossiga polemico

"Il 25 aprile chiama l'Iraq risponde"

"Il 25 Aprile Milano ha chiamato, il 27 aprile Nassiriya ha risposto", commenta l'ex presidente della repubblica Francesco Cossiga sull'attentato contro i militari italiani in Iraq. "Il 25 aprile dal corteo di Milano i nuovi resistenti, idealmente uniti ai vecchi volontari islamici inquadrati nelle SS naziste, hanno chiamato, bruciando la bandiera dello Stato d'Israele. "La nuova resistenza antioccidentale ha subito risposto da Nassiriya.

Inoltre secondo Cossiga a Milano si è offesa "la memoria dei ragazzi israeliani della Brigata morti per la liberazione d'Italia dal nazifascismo, insultando un rappresentante dei deportati politici civili italiani a Dachau".

"La nuova resistenza antioccidentale ha subito risposto da Nassiriya, ricordando l'invocazione democratica urlata da giovani democratici in un corteo pacifista, la versione modernizzata degli slogan dei ragazzi del movimento negli anni di piombo durante gli scontri con le forze di polizia, e considerati sgherri nazisti: Ora e sempre resistenza!; versione che ora suona Dieci, venti, mille Nassyria!. Milano chiama, Nassyria risponde! E magari - ha concluso - uno di quei valorosi giovani sarà il prossimo ministro dell'Interno! Vergogna".

Ora, dice l'ex presidente, "con il cambio di governo e di maggioranza in corso, si rende indispensabile il rapido ritiro delle nostre unita' militari da quel teatro di operazioni e che il ministro della Difesa dia immediate direttive perche' le nostre unita' si astengano da qualunque operazione militare o di polizia, salvo che volta alla difesa dei militari e delle infrastrutture italiane, con immediata uscita dalla Coalizione militare e 'sganciamento' dalla catena organizzativa e di comando di essa, che ha al vertice generali americani e britannici".

"Se un governo interventista quale e' stato, con il mio voto contrario, il governo del centrodestra -prosegue l'ex capo dello Stato- non e' stato in grado di garantire la vita dei nostri militari, nella confusione delle direttive militari impartite, delle pasticciate ed ipocrite 'regole d'ingaggio' adottate, nella incertezza della missione affidata e perfino nella confusione della sua collocazione ordinativa, come mai potrebbe farlo anche soltanto per tempi brevissimi la nuova maggioranza, contro la quale i nostri militari in Iraq ed in Afghanistan hanno massicciamente votato a motivo dei suoi indirizzi di politica estera e militare, che esprimera' una dirigenza che si e' gia' pronunziata per il nostro disimpegno da questo e da altri teatri operativi, una maggioranza largamente pacifista e filoresistenza irachena ed afgana ('Dieci, centro, mille Nassyria!'), antiamericana e filopalestinese? Non spingiamo i nostri militari, dopo il dissenso elettorale nell'urna, a manifestare il proprio dissenso in forme non legittime".

"L'Italia -conclude Cossiga- e' divisa, ed un Paese diviso non puo' andare in guerra! Tanto meno sotto la guida di un governo sorretto da una maggioranza, lo ripeto, con, peraltro democraticamente legittime, fortissime componenti pacifiste, antiamericane e filoresistenza palestinese, Hamas compresa, irachena ed afgana, laiche e cattoliche!"