Apostata, migliaia contro libertà
Manifestazione in Afghanistan
Per protestare contro la decisione di liberare Abdul Rahman, l'afgano convertito al cristianesimo, un migliaio di persone è sceso in piazza a Mazar el Sharif. A decidere la liberazione è stato il governo, dopo che la corte suprema ha sospeso per mancanza di informazioni e numerosi "vizi tecnici" il processo per apostasia, che si sarebbe potuto concludere con una condanna a morte.

Domenica la Corte Suprema di Kabul aveva bloccato il processo ad Abdul Rahman. Il dossier sarebbe stato rinviato ai pm e Rahman per questo potrebbe essere presto liberato. "Il tribunale ha respinto il caso contro Abdul Rahman per mancanza di informazioni e numerosi 'vizi tecnici'" ha detto una fonte sotto anonimato.
Abdul Wakil Omeri, portavoce della Corte Suprema, ha poi confermato che il dossier è stato respinto per via di "problemi con le prove presentate dall'accusa". Omeri ha riferito che diversi familiari hanno testimoniato di problemi mentali dell'apostata. "E' compito dell'ufficio del procuratore stabilire se è mentalmente idoneo per sostenere un processo" ha spiegato il portavoce della Corte Suprema.
Nel braccio di ferro fra il presidente Hamid Karzai e le autorità clericali che spingono per un'applicazione rigorosa della sharia, è stata sollevata l'ipotesi che Rahman trovi un esilio all'estero. Sarebbe un modo per uscire dall'impasse che spinge Karzai a rispettare l'indipendenza di una magistratura libera che applica la legge islamica e, al tempo stesso, una Costituzione e un sistema giuridico ispirati alla democrazia e il rispetto dei diritti umani, come auspicato dalla comunità internazionale, che finanzia il suo governo e lo protegge militarmente da talebani e qaedisti.
Diversi Paesi, fra cui l'Italia, e Papa Benedetto XVI, si sono mobilitati, intercedendo presso Karzai affinchè fosse risparmiata la vita a Rahman. E all'indomani della lettera inviata al presidente afgano per chiederne la liberazione, Papa Ratzinger è tornato a parlare di libertà religiosa che "in molti Paesi" ancora "manca". La Chiesa - ha assicurato Benedetto XVI nell'Angelus - è vicina a quanti subiscono persecuzioni per la loro fede.
