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28/2/2006

Irving torna a negare l'Olocausto

Alla Bbc esprime dubbi su ruolo Hitler

Qualche giorno dopo aver affermato di aver cambiato opinione, lo storico negazionista David Irving, condannato il 20 febbraio a tre anni di prigione in Austria per le sue tesi sull'inesistenza dell'Olocausto, torna alle sue tesi iniziali. In un'intervista alla Bbc, dal carcere, dichiara che gli ebrei vanno ritenuti almeno in parte "responsabili di quello che è accaduto" e che ha ancora dubbi sul ruolo di Hitler.

Questo nuovo voltafaccia è documentato dalle sue dichiarazioni rilasciate all'emittente televisiva dalla cella di isolamento dove è tenuto 23 ore al giorno. Nell'intervista, lo storico ritiene che la funzione di Hitler nell'Olocausto resti "un grande punto di domanda" e che non sia esistita una politica di sterminio. Affermazione che spiega in questo modo: "Data la spietata efficienza dei tedeschi, se fosse esistito un programma di sterminio per uccidere tutti gli ebrei, come mai molti sono sopravvissuti?". Irving ricorda poi che all'arrivo dell'Armata rossa nel lager di Auschwitz "c'erano dai 7mila ai 10mila ebrei". E commento: "Non mi sembra un programma molto efficace".

Lo storico era da anni ricercato dalle autorità dell'Austria, uno degli 11 pasi al mondo dove negare l'Olocausto è un reato, per aver dichiarato nel 1989 che le camere a gas di Auschwitz non erano mai esistite. Dopo essere stato fermato mentre si recava a tenere una conferenza a un gruppo di studenti universitari, in sede processuale lo storico aveva corretto il tiro e cambiato idea. E aveva spiegato successivamente ai giudici di aver avuto dubbi fino a quando non aveva potuto visionare i documenti di Adolf Eichmann. "Lo sostenevo allora basandomi sulle mie conoscenze dell'epoca - aveva detto Irving in aula al processo -  ma poi dal 1991, quando ho visto le carte di Eichman, non l'ho più sostenuto e non lo affermerei più adesso".

Un pentimento tardivo o una linea difensiva ai fini di ottenere una pena ridotta? Fatto sta che, una volta condannato e rinchiuso in carcere, Irving è tornato a sostenere le sue tesi iniziali. Dapprima al quotidiano The Independent e poi alle telecamere della Bbc. All'emittente lo storico ha affermato anche che non starà zitto. "Non permetterò ai governi di dirmi cosa devo scrivere - ha assicurato il 67 enne Irving - non posso permettere alla gente di ridurmi al silenzio. Questo non è il modo di scrivere la storia".