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28/11/2005

GB, falsi padri aspettano rimborso

Test del Dna scagiona 3mila inglesi

La madre è sempre certa, il padre talvolta. Lo sanno bene gli oltre 3mila cittadini britannici che hanno chiesto il test del Dna per certificare la propria paternità e che attendono un rimborso dopo esserne stati "scagionati". Per legge il presunto papà deve infatti pagare gli alimenti nel momento in cui la donna lo dichiara padre del bimbo. Denaro che tornerà ai padri "fasulli" non dalle madri, ma dai contibuenti.

Lo scrive il quotidiano britannico "The Guardian", che spiega come le accuse delle donne, che rivendicavano la paternità dei figli, per un uomo su sei, siano state respinte dagli esiti del Dna, secondo i dati ufficiali rivelati dall'agenzia per britannica per il sostegno dell'infanzia (Child support agency, Csa). Secondo le norme della Csa, il presunto papà deve però iniziare a pagare gli alimenti nel momento in cui la donna lo dichiara padre del bambino.

L'uomo può contestare la norma ricorrendo al test del Dna, ma deve comunque sobbarcarsi le spese delle analisi. I dati della Csa sono sorprendenti: dal 1998 sono ben 3.034. su 15.909 casi, gli uomini a essere stati accusati di essere i presunti padri. La Csa, sottolinea The Guardian, non recupererà i soldi degli assegni famigliari dalle madri. Saranno i cittadini, attraverso le tasse, a pagare per questi 3mila padri fasulli.