7 luglio, morte a Londra
Al Qaeda colpisce ancora l'Occidente
Hanno colpito ancora. Ci hanno colpito ancora. Hanno distrutto un nuovo simbolo, un'altra capitale, ci hanno attaccato al cuore. E lo hanno fatto uccidendo la gente comune, quella che si alza la mattina per andare a lavorare, l'estensione del "consumismo" occidentale. Quel che ci è rimasto del nuovo, vigliacco, attentato, è un'altra data da affiancare all'11 settembre 2001 e all'11 marzo 2004. E' l'infinito conto delle vittime, il lungo elenco dei nomi, i mazzi di fiori appoggiati all'uscita di Underground Zero.

Il 7 luglio 2005 non è che l'ultimo atto di un piano criminale perfetto. Perfetto perché non lascia tracce e perfetto perché non permette repliche. L'Occidente si difende ricominciando a vivere. Lo jihadismo si alimenta continuando ad uccidere. Con millimetrica precisione. E' accaduto tutto in meno di un'ora, tra le nove e le dieci circa. Stesso copione di Madrid, identico epilogo. Quattro bombe nella mattina londinese. Tre all'interno della metropolitana, una a squarciare il caratteristico bus a due piani. Niente martiri da aerei di linea. Piuttosto bombe controllate con un timer. A morte l'Occidente, Dio salvi questo islam traviato.
Questo islam che non prega ma stermina. Ottanta morti, che diventeranno forse di più. Ottanta corpi senza un nome, perché il fuoco brucia tutto e cancella come un'onda lunga di tsunami. Con Londra che non si piega, ma rialza la testa orgogliosa. E con la macchina della giustizia che si mette in moto alla ricerca di un colpevole. Scotland Yard non ha smesso un attimo di cercare gli assassini. La parola d'ordine diventa colpire chi ci ha colpito. Lo ha detto anche Blair dal vertice del G8 pochi istanti dopo l'attentato: "Li cattureremo". E ancora: "Non cambieranno il nostro modo di vivere". Già, ma non l'hanno già cambiato? Non ci hanno già costretti ad abituarci alle bombe e alle guerre?
Tutto mentre promettiamo di continuare la guerra al terrore e ci specchiamo nei volti che il terrore ci ha lasciato. C'è la foto della donna coperta da un fazzoletto sulla copertina di questa tragedia. C'è il bus spezzato nel mezzo come un World Trade Centre. Ci sono i visi sanguinanti e le lacrime. Le lacrime dell'Occidente. Ci sono, adesso, anche i primi nomi: Susan Levy e Gladys Wundowa. Gente come noi. Indifesa come noi. E poi, ancora, le storie di speranza. Quella di Benedetta, ad esempio, l'italiana di cui non si sa più niente da giorni. Ci sono ore spese ad aspettare un indizio, consumate nella ricerca. Ricordate i desaparecidos delle Torri Gemelle? Sembra non cambi mai niente, che chi colpisce non voglia cambiare mai niente. Se ripeti il colpo vuol dire che lo sai fare: nessuna questione di fortuna. Un'abilità ricercata, piuttosto. E ci sono, soprattutto, gli altri simboli del nostro mondo da difendere. Milano e Roma o Parigi. Questi i prossimi probabili obiettivi. Qui, Al Qaeda, vuole arrivare.
