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7/2/2005

Rio: carissimo carnevale

Anche la mafia sponsor della sfilata

Follie, sfarzo e musica sono i tre ingredienti principali del carnevale di Rio de Janeiro, manifestazione più famosa del pianeta. Quest’anno la grande parata, che vede 14 scuole sfilare al sambodromo, sarà la più cara della storia. L’evento è ormai controllato non solo dalla mafia che da anni "sponsorizza" i carri, ma anche dalle grandi multinazionali che vedono nel Carnevale carioca una possibilità per farsi pubblicità in tutto il mondo.

Per anni la mafia brasiliana ha controllato la Lega indipendente delle scuole di samba (Liesa), ente promotore della sfilata, riversando in essa considerevoli somme di denaro proveniente da attività illegali. Mai come nel 2005, il Carnevale è stato così caro. Infatti la Liesa ha versato ad ognuna delle scuole di samba l’equivalente di 600.000 euro, giustificati come percentuale sulle vendite di ingressi al sambodromo.

Oltre a questo considerevole introito al limite della legalità, le sponsorizzazioni delle multinazionali si fanno sempre più frequenti. Il Carnevale è trasmesso in diretta e in differita in tutto il pianeta. L’occasione è d’oro: i carri sono un formidabile mezzo di propaganda, quasi quanto il calcio. Così Tim, Nestlè e Petrobras, ente statale brasiliano del petrolio, hanno investito pesantemente nelle scuole di Samba, versando fino a 700.000 Reies (200.000 euro), per ogni carro.

In molti però si chiedono dove sia finito il vero spirito del Carnevale di Rio. I brasiliani e i fans della parata amano ripetere che "la miseria piace agli intellettuali, al popolo piace il lusso". Ma non tutti sono d’accordo. Infatti il "popolo" di Rio comincia a stancarsi della commercializzazione della loro festa. Snobbano così la grande sfilata ufficiale nel sambodromo futurista di Oscar Niemeyer e tornano al "Carneval de rua", cioè quello da strada. Crescono così sempre di più i "blocos", e agglomerazioni spontanee di persone che vogliono festeggiare il Carnevale alla vecchia maniera: spontanea, ludica, ma soprattutto povera.